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A Radio tre si parla di Primo Levi e alcuni ascoltatori protestano: “Basta con questi ebrei, non fate politica”

Di Antonio Scali
Pubblicato il 22 Feb. 2019 alle 23:10
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Immagine di copertina

Basta con questi ebrei. Dovete fare cultura, non politica”. A denunciare l’accaduto è direttamente la conduttrice del programma culturale Fahrenheit di Radio 3 Loredana Lipperini. Durante la messa in onda della celebre trasmissione radiofonica, infatti, sono arrivati da parte di alcuni ascoltatori diversi messaggi contro gli ebrei. La puntata era dedicata ad un importante scrittore, Primo Levi, ed inevitabilmente si è finito per parlare anche di Shoah.

La conduttrice ha spiegato come, insieme alla sua redazione, abbia comunque deciso di leggere i messaggi e di pubblicarli. Un episodio inquietante, che la Lipperini ha denunciato con un post sulla sua pagina Facebook.

“Abbiamo parlato di Primo Levi e dunque sono arrivati messaggi di chi diceva “basta con questi ebrei” e “dovete fare cultura, non politica”. Rispetto a qualche anno fa, un peggioramento: questi sms arrivavano quando parlavamo di rom. Dunque la platea dell’odio si allarga”, ha scritto la conduttrice sui social.

“Comunque li ho letti, li abbiamo pubblicati. Non è tolleranza, è esposizione della realtà. Questi sono ascoltatori di radio tre. Amano i libri e la musica, ma non vogliono sentir parlare di ebrei. Che piaccia o no, è la realtà, e penso sia indispensabile conoscerla. Per quanto mi riguarda, dismessi i panni della conduttrice, aggiungo: per combatterla”, ha continuato Loredana Lipperini.

La scelta di rendere pubblici questi messaggi, dunque, è servita, secondo le intenzioni della conduttrice radiofonica, per mostrare quale sia la realtà delle cose e quanta intolleranza sia ancora presente nel nostro Paese, in particolare verso gli ebrei.

Un triste episodio che non ha lasciato indifferente la comunità ebraica di Roma, che fa notare come “gli atti di antisemitismo sono sempre più frequenti e provenienti da ambienti dove si riteneva che l’antisemitismo non avesse ancora preso piede. Come se il lavoro sulla memoria di questi anni non fosse mai stato fatto. I social, poi, sono diventati lo strumento peggiore attraverso cui diffondere le tesi più assurde senza alcun controllo, nonostante le denunce fatte in questi anni”.

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