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Ecco chi sono i candidati per il premio Razzista dell’anno

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Il riconoscimento istituito dall'Ong Survival International viene conferito a tutti coloro che si sono distinti per posizioni razziste verso i popoli indigeni

Sono stati resi noti i nomi dei candidati che quest’anno riceveranno il premio “Razzista dell’anno” istituito dall’organizzazione per la difesa dei popoli indigeni Survival International.

In cima all’elenco spicca il nome del vignettista australiano Bill Leak, responsabile di aver pubblicato una vignetta dissacrante sull’edizione del 3 agosto del quotidiano “The Australian” che aveva attirato forti critiche in patria. Nel disegno un uomo aborigeno viene ritratto come un irresponsabile e un alcolista. 

Non era la prima volta che Leak realizzava delle vignette irriverenti che avevano come tema i popoli indigeni. In una vignetta pubblicata a dicembre, il disegnatore aveva ritratto un gruppo di indiani affamati che si nutrivano di pannelli solari. 

“Solleciterò il quotidiano The Australian a essere più attento sull’impatto che vignette come quella pubblicata oggi possono avere sulle comunità indigene” ha dichiarato il ministro degli Affari Indigeni australiano Nigel Scullion. “Non c’è assolutamente posto per gli stereotipi razzisti”.

Il premio istituito dall’organizzazione impegnata nella difesa dei diritti dei popoli indigeni viene assegnato ogni anno alla persone (o a gruppi di persone) che hanno dimostrato di avere il pregiudizio razzista più grave nei confronti dei popoli indigeni. 

(Qui sotto la vignetta di Bill Leak pubblicata sul quotidiano The Australian nel mese di agosto 2016)

Tra i candidati scelti quest’anno, oltre al vignettista Bill Leak, ci sono anche gli organizzatori delle Paralimpiadi di Rio 2016, che hanno accusato i popoli indigeni del Brasile di infanticidio, abusi sessuali, stupri, schiavitù e tortura, descrivendo queste come “pratiche tradizionali”. 

Gli stessi organizzatori hanno anche appoggiato la “legge Muwaji”, una proposta legislativa promossa in Brasile dai missionari evangelici come espediente per lo smembramento delle famiglie indigene.

Nella lista compare anche il nome del presidente del Botswana, il generale Ian Khama, il quale ha dichiarato che i Boscimani del Kalahari vivono in modo “arretrato”, conducono “una miserabile esistenza primitiva” e “una vita primordiale appartenente a un’era passata”.

Il governo del generale Khama continua a negare ai Boscimani l’accesso alla loro terra ancestrale, da cui sono stati sfrattati con la forza nel 2002. La maggior parte di loro vive ancora in condizioni di povertà nei campi di reinsediamento governativi, nonostante una sentenza della Corte Suprema del 2006 abbia riconosciuto il diritto dei Boscimani alla loro terra. 

Sono accusati di “bracconaggio” quando cacciano per nutrire le loro famiglie, e recentemente le autorità hanno anche sparato a vista su di loro da un elicottero mentre cacciavano antilopi.

L’ultimo posto della lista è occupato da Gurmeet Ram Rahim Singh, un regista indiano che ha realizzato un film in cui i popoli indigeni dell’India (noti come Adivasi) sono descritti come “malvagi”. 

“Condanno fermamente il film e chiedo che sia vietato. Il film descrive gli Adivasi come dei demoni. E dimostra anche chiaramente la mentalità dei non-indigeni, che hanno una visione razzista degli Adivasi. Dobbiamo fermare questa degradante umiliazione”, ha dichiarato l’attivista per i diritti indigeni Gladson Dungdung.

I popoli indigeni sono descritti come arretrati e primitivi semplicemente perché i loro stili di vita comunitari sono diversi. Le società industrializzate li sottopongono a schiavitù e razzismo per poterli derubare di terre, risorse e forza lavoro nel nome del “progresso” e della “civilizzazione”.

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