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Ponte Morandi, il “gemello” costruito in Libia è stato chiuso ad ottobre per “rischio imminente di crollo”

Immagine di copertina
Credit: Wikipedia

Il ponte sul Wadi al Kuf è stato progettato da Riccardo Morandi e realizzato tra il 1967 e il 1971: la struttura si trova a Gebel el-Achdar e serve a collegare le città di Beida e al-Marj.

Martedì 14 agosto 2018, poco prima di mezzogiorno, il ponte Morandi sulla A10 di Genova è crollato.

Il bilancio delle vittime è al momento di 39 morti accertati, tra cui tre bambini di 8, 12 e 13 anni, e sei persone straniere (tre francesi e tre cileni). Ci sono anche 16 feriti, di cui 12 in codice rosso, e una decina di dispersi.

Una settimana fa, il sindaco di Beida, nel nord-est della Libia, aveva segnalato la pericolosità e il rischio imminente di crollo del ponte sul Wadi al-Kuf, il gemello del Morandi di Genova, al governo di Tripoli.

“La struttura è in condizioni pessime, le crepe aumentano e diverse parti in acciaio sono mancanti”, aveva scritto il sindaco.

“Abbiamo chiesto un urgente intervento di manutenzione alla società italiana e con questa nostra comunicazione ci riteniamo assolti da ogni responsabilità in caso di una tragedia e Dio non voglia che accada”.

Queste le parole del sindaco Ali Houssein Mohamed Abu Bakar riportato in una lettera dell’8 agosto 2018 inviata al governo libico.

Cinque giorni fa, una delegazione municipale ha fatto l’ultimo sopralluogo per accertare le condizioni del ponte.

Il 26 ottobre del 2017 era stato completamente chiuso al traffico a seguito del deterioramento della struttura e la circolazione dei mezzi pesanti sul ponte era stata vietata già da tempo per il rischio crollo della struttura.

Il ponte sul Wadi al Kuf è stato progettato da Riccardo Morandi ed è stato realizzato tra il 1967 e il 1971.

La struttura si trova a Gebel el-Achdar e serve a collegare le città di Beida e al-Marj.

Un terzo ponte gemello di quello realizzato da Morandi a Genova si trovava invece in Venezuela.

Il ponte di Genova sulla A10 crollato il 14 agosto 2018  aveva un suo “gemello” in Venezuela.

Il ponte si chiama “General Rafael Urdaneta” ed è stato realizzato sulla baia di Maracaibo.

Lungo 8,7 chilometri, con 135 campate, era costituito da 6 centrali costruite con lo stesso schema statico strallato utilizzato dal progettista Riccardo Morandi per la realizzazione del suo gemello a Genova.

Il ponte di Maracaibo è stato parzialmente distrutto nell’aprile del 1964, a seguito di un incidente causato dalla petroliera Exxon Maracaibo, dal peso di 36mila tonnellate, che è finita contro le pile 30 e 31 della struttura ad oltre 600 metri di distanza dalle campate progettate per il passaggio del traffico navale.

La violenza dell’impatto è stata talmente tanto forte da far crollare completamente le due pile, trascinando in mare ben tre campate consecutive del ponte.

Dopo il parziale crollo, la parte distrutta è stata ricostruita e il ponte è tutt’ora in funzione.

In Italia, si teme anche per la sicurezza del ponte che costeggia il Tevere, nel quartiere Magliana, il viadotto della Magliana.

Quel tratto di strada è attraversato ogni giorno da centinaia e centinaia di auto e mezzi che provengono o viaggiano in direzione Fiumicino.

Qui abbiamo spiegato perché crollano i ponti. A questo link la testimonianza dell’autista del camion che ha frenato a un passo dal baratro sul ponte di Genova. Qui abbiamo spiegato quanti sono e quali sono i ponti a rischio in Italia.

A questo link invece il documento (ora rimosso) in cui si diceva che il crollo del ponte Morandi a Genova era una “favoletta”. Qui l’articolo sull’ingegnere che aveva “predetto” la pericolosità del ponte crollato a Genova. A questo link abbiamo raccolto tutte le foto e i video della tragedia, e le pagine dei giornali stranieri.

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