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Genova, quei documenti d’allarme sul ponte Morandi mai arrivati sul tavolo del Governo

Di TPI
Pubblicato il 21 Dic. 2018 alle 13:40 Aggiornato il 21 Dic. 2018 alle 13:43
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Immagine di copertina

Continua l’inchiesta sulle cause del crollo del ponte Morandi di Genova. “Tutti questi documenti sono rimasti a livello tecnico. Non posso dare informazioni perché non ne ero a conoscenza”. 

È uno scenario preoccupante quello fornito dall’ex ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio che, uscendo dal tribunale di Genova dove è stato ascoltato come persona informata dei fatti, ha spiegato che, “come al solito, i progetti rimangono a livello della direzione della vigilanza”. Quindi “su questo cose non potevo fornire alcun chiarimento”.

Il riferimento è alla relazione del febbraio 2018 sul progetto di retrofitting di Ponte Morandi, che aveva ricevuto il via libera del Comitato tecnico del Mit.

Il documento, firmato dal direttore manutenzioni della società Autostrade per l’Italia evidenziava le criticità sul ponte ed era stato inviato alla Direzione generale per la vigilanza del ministero per le Infrastrutture, al Provveditorato opere pubbliche di Genova e alla Direzione maintenance e investimenti esercizio di Autostrade.

Al centro, l’allarme in merito ai rischi per il ritardo nell’approvazione del progetto esecutivo di rinforzo del ponte.

E alla domanda sul perché non fosse stata potenziata la vigilanza, Delrio ha risposto: “Non mi è stato chiesto, ma ho detto che, come in tutte  le strutture ministeriali, vi è sicuramente una difficoltà di personale. Però noi abbiamo richiesto e ottenuto 270 assunzioni tra il 2015, quando sono arrivato, fino allo sblocco delle assunzioni: 130 sono già state fatte e altre verranno fatte. Quindi” ha concluso Delrio “il problema del potenziamento degli uffici ministeriali esiste sicuramente”. 

L’ex ministro delle Infrastrutture – che non è indagato ma è stato ascoltato solo come persona informata dei fatti – ha poi spiegato ai cronisti di essere “qui (in tribunale, ndr) con la massima disponibilità a collaborare con la giustizia perché è l’unico organo che può stabilire la verità dei fatti”. 

Delrio è stato sentito per circa un’ora e mezza dal pm Massimo Terrile. “Credo che la politica abbia alcuni compiti: il primo è quello di dare degli indirizzi e, quello che io ho dato dal primo giorno del mio ministero, è che sicurezza e manutenzione sono le priorità e questi indirizzi sono agli atti; la seconda cosa è quella di reperire le risorse e, come sapete, le risorse per la manutenzione sia di Rfi sia di Anas e delle strutture che dipendono direttamente da noi sono state decuplicate negli anni del mio ministero”. 

Alla domanda su cosa non ha funzionato, Delrio ha risposto “lo dovrà stabilire la magistratura”. Nel colloquio col pm, Delrio ha cercato “di fornire tutte le informazioni che mi chiedeva in merito alle procedure, alle attività del ministero e alle competenze varie degli uffici e le mie personali”. 

Il ponte Morandi da anni al centro di polemiche

Il ponte era soggetto a “manutenzione da tempo e aveva qualche problema”, ha affermato il sottosegretario alle infrastrutture, Edoardo Rixi.

Autostrade per l’Italia ha comunicato che sulla struttura erano in corso lavori di consolidamento della soletta del viadotto e che, come da progetto, era stato installato un carro-ponte per consentire lo svolgimento delle attività di manutenzione.

I lavori e lo stato del viadotto, informa una nota, erano sottoposti a costante attività di osservazione e vigilanza da parte della Direzione di Tronco di Genova. Le cause del crollo “saranno oggetto di approfondita analisi non appena sarà possibile accedere in sicurezza ai luoghi”.

“Non mi risulta che il ponte era pericoloso e che andava chiuso. Autostrade per l’Italia ha fatto e continua a fare investimenti”, ha detto l’amministratore delegato di Autostrade per l’Italia, Giovanni Castellucci, intervistato dal Gr1.

L’ingegnere Antonio Brencich, professore associato di Costruzioni in cemento armato dell’Università di Genova, aveva denunciato problemi strutturali già nel 2016. “Il Viadotto Morandi ha presentato fin da subito diversi aspetti problematici, oltre l’aumento dei costi di costruzione preventivati, è necessario ricordare un’erronea valutazione degli effetti differiti (viscosita’) del calcestruzzo che ha prodotto un piano viario non orizzontale”, aveva affermato.

La sua analisi sul viadotto era apparsa il 29 luglio 2016 sul portale ingegneri.info.

Secondo l’ingegnere genovese, il ponte, a causa dei suoi numerosi problemi, aveva un costo di manutenzione talmente esorbitante da risultare più conveniente demolirlo per costruirne uno nuovo.

“Ancora nei primi anni ’80 chi percorreva il viadotto era costretto a fastidiosi alti-e-bassi dovuti a spostamenti differiti delle strutture dell’impalcato diversi da quelli previsti in fase progettuale. Solo ripetute correzioni di livelletta hanno condotto il piano viario nelle attuali accettabili condizioni di semi-orizzontalità”.

La storia del ponte Morandi 

Il ponte fu costruito tra il 1963 e il 1967 dalla Società Italiana per Condotte d’Acqua. È noto come “Viadotto Morandi”, o anche  “Ponte delle Condotte” dalla società che lo costruì, e “Ponte di Brooklyn” per la sua forma che ricorda il celebre ponte americano.

Il ponte, a trave strallata, lungo 1.182 metri, con un’altezza al piano stradale di 45 metri e piloni in cemento armato che raggiungono i 90 metri di altezza.

Il ponte fu inaugurato il 4 settembre 1967 dal presidente della Repubblica Giuseppe Saragat.

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