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Elezioni 2018, la petizione di 140mila persone che chiedono investimenti in ricerca e innovazione

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L'Italia investe pochissimo in ricerca. Ecco perché 69 studiosi hanno lanciato un appello su Change.org, sottoscritto da migliaia di persone, per chiedere che i candidati alle prossime elezioni si impegnino a finanziare la ricerca

Sono più di 140mila i firmatari dell’appello lanciato sulla piattaforma Change.org da 69 ricercatori italiani rivolto ai candidati alle elezioni politiche del prossimo 4 marzo, in cui chiedono loro di “impegnarsi a finanziare adeguatamente la ricerca in Italia e a portare i fondi per la ricerca a un livello superiore a quello della pura sussistenza“.

L’Europa chiede attualmente ai governi di rispettare i limiti sul bilancio, ma dovrebbe con altrettanta forza pretendere dai governi nazionali una soglia minima di finanziamento alla ricerca e sviluppo, come richiesto dal trattato di Lisbona (2000) e dal Consiglio Europeo di Barcellona (2002), che la fissava al 3 per cento del PIL per il 2010.

Il Governo Italiano ha preso questo impegno non solo con l’Europa, ma anche con i cittadini Italiani e ha l’obbligo di rispettarlo.

Noi richiediamo che il prossimo governo implementi con la massima urgenza un piano pluriennale per portare la spesa in Ricerca e sviluppo dall’attuale 1 per cento fino al 3 per cento del PIL e che lo rispetti nel futuro raggiungendo, sia pure in grande ritardo, l’obiettivo di Barcellona“, scrivono gli scienziati.

dati sui finanziamenti in ricerca e sviluppo in percentuale sul PIL collocano l’Italia agli ultimi posti tra i paesi OECD. Il Sistema Universitario Italiano è da anni sottofinanziato (il fondo di finanziamento ordinario alle università è in continua discesa dal 2009 ad oggi).

I fondi per la ricerca di base italiana, distribuiti su base competitiva ai progetti scientifici che sono valutati più validi, sono dieci volte di meno di quelli della Francia.Per questo motivo 69 scienziati italiani, tra cui Giovanni Ciccotti, Duccio Fanelli, Vincenzo Fiorentini, Giorgio Parisi e Stefano Ruffo, hanno scritto una lettera, apparsa sulla autorevole rivista scientifica Nature il 4 Febbraio 2016, poi diventata un appello di successo sul sito di Change.org.

Qui la petizione.

Il video appello di Piero Angela:

Il video appello di Giorgio Parisi

Il testo della petizione integrale:

L’Italia investe pochissimo in ricerca.

Gli scienziati invitano i candidati alle elezioni politiche che avverranno in Italia il prossimo 4 marzo ad impegnarsi a finanziare adeguatamente la ricerca in Italia e a portare i fondi per la ricerca a un livello superiore a quello della pura sussistenza.

L’Europa chiede attualmente ai Governi di rispettare i limiti sul bilancio, ma dovrebbe con altrettanta forza pretendere dai governi nazionali una soglia minima di finanziamento alla ricerca e sviluppo, come richiesto dal trattato di Lisbona (2000) e dal Consiglio Europeo di Barcellona (2002), che la fissava al 3 per cento del PIL per il 2010.

Il Governo Italiano ha preso questo impegno non solo con l’Europa, ma anche con i cittadini Italiani e ha l’obbligo di rispettarlo. Noi richiediamo che il prossimo governo implementi con la massima urgenza un piano pluriennale per portare la spesa in Ricerca e sviluppo dall’attuale 1 per cento fino al 3 per cento del PIL e che lo rispetti nel futuro raggiungendo, sia pure in grande ritardo, l’obiettivo di Barcellona.

dati sui finanziamenti in ricerca e sviluppo in percentuale sul PIL collocano l’Italia agli ultimi posti tra i paesi OECD.

Il Sistema Universitario Italiano è da anni sottofinanziato (il fondo di finanziamento ordinario alle università è in continua discesa dal 2009 ad oggi). I fondi per la ricerca di base italiana, distribuiti su base competitiva ai progetti scientifici che sono valutati più validi, sono dieci volte di meno di quelli della Francia.

Per questo motivo 69 scienziati italiani, tra cui Giovanni Ciccotti, Duccio Fanelli, Vincenzo Fiorentini, Giorgio Parisi e Stefano Ruffo, hanno scritto una lettera, apparsa sulla autorevole rivista scientifica Nature il 4 Febbraio 2016.

Clicca qui per firmare la petizione.

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