Perché dai pacchetti di sigarette sono scomparsi i valori delle sostanze nocive

Immagini dal forte contenuto emotivo coprono il 65 per cento delle nuove confezioni. È una delle disposizioni della direttiva dell'Unione europea in materia di tabacco

Di Lara Tomasetta
Pubblicato il 13 Dic. 2016 alle 15:10
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Dal 20 maggio 2016 in Italia sono entrate in vigore le disposizioni della direttiva dell’Unione europea in materia di tabacco. Le restrizioni e le avvertenze contenute nel decreto legislativo n.6 del 12 gennaio 2016 sono state rese attuative per dissuadere i consumatori dall’acquisto e dal consumo dei prodotti a base di nicotina.

La direttiva prevede il divieto di utilizzare aromi caratterizzanti nelle sigarette; quello di adoperare elementi promozionali e fuorvianti nell’etichettatura; e quello di utilizzare additivi, che rendono il prodotto più attrattivo e più nocivo. La disposizione più importante della normativa riguarda l’inserimento su tutti i pacchetti in vendita di immagini dal forte impatto emotivo, che coprono il 65 per cento della confezione. 

Ha ricevuto meno attenzione la decisione di eliminare le indicazioni riguardanti i valori delle sostanze nocive nei prodotti per tabagisti. In base alla normativa è vietato apporre sulle etichette le informazioni relative al contenuto di catrame, nicotina e monossido di carbonio. 

“L’etichettatura non deve comunicare l’impressione errata che un determinato prodotto sia meno nocivo di altri, miri a ridurre l’effetto di alcuni elementi nocivi del fumo o abbia proprietà rivitalizzanti, energizzanti, curative”, spiega la direttiva europea. Il pericolo reale è quello di produrre pubblicità ingannevole, soprattutto quando i prodotti sono confrontati tra loro. 

Le scelte del Parlamento europeo si ispirano a politiche introdotte da altri paesi, fuori dall’Unione europea. 

Nel 2012 l’Australia ha introdotto l’obbligo di vendita di pacchetti di sigarette dal colore unico, verde oliva, senza il nome del marchio e con immagini dal contenuto emotivo molto forte. La campagna ha avuto gli effetti sperati: la percentuale di adulti fumatori nel paese è passata dal 15,1 per cento al 12,8 per cento, con una diminuzione del 15 per cento nel 2013, secondo l’indagine nazionale sull’uso di droghe in Australia.

Eliminare dalle confezioni il logo del produttore di tabacco ha due obiettivi: ridurre l’associazione tra un brand e determinate reazioni emotive positive; aumentare la salienza delle immagini, togliendo un potenziale stimolo distraente.

In Unione europea si è deciso di non adottare i pacchetti anonimi, ma di imporre l’utilizzo delle immagini scioccanti.

Secondo i dati delle ricerche condotte dall’Istituto Superiore di Sanità, in Italia i fumatori sono 10,9 milioni, pari al 20,8 per cento della popolazione. La maggioranza inizia a fumare prima dei 20 anni e chi smette lo fa solitamente dopo i 40 anni, provandoci in media quattro volte prima di riuscirci. 

In paesi con l’assistenza sanitaria pubblica come l’Italia il fumo è un costo per la collettività e per questo motivo la direttiva ha trovato pieno appoggio e recepimento.

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