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La storica decisione di Papa Francesco: “Apriamo gli archivi su Pio XII, la chiesa non ha paura della storia”

Di Laura Melissari
Pubblicato il 4 Mar. 2019 alle 13:29 Aggiornato il 10 Set. 2019 alle 18:55
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Immagine di copertina

Papa Francesco ha annunciato che aprirà gli Archivi Vaticani per il Pontificato di Pio XII. L’apertura avverrà il 2 marzo 2020, a un anno esatto di distanza dall’ottantesimo anniversario dell’elezione di papa Eugenio Pacelli.

“Assumo questa decisione, sentito il parere dei miei più stretti collaboratori, con animo sereno e fiducioso, sicuro che la seria e obiettiva ricerca storica saprà valutare nella sua giusta luce, con appropriata critica, momenti di esaltazione di quel Pontefice e, senza dubbio anche momenti di gravi difficoltà, di tormentate decisioni, di umana e cristiana prudenza, che a taluni poterono apparire reticenza, e che invece furono tentativi, umanamente anche molto combattuti, per tenere accesa, nei periodi di più fitto buio e di crudeltà, la fiammella delle iniziative umanitarie, della nascosta ma attiva diplomazia, della speranza in possibili buone aperture dei cuori”, spiega papa Francesco.

“La Chiesa non ha paura della storia, anzi, la ama, e vorrebbe amarla di più e meglio, come la ama Dio! Quindi, con la stessa fiducia dei miei Predecessori, apro e affido ai ricercatori questo patrimonio documentario”, prosegue il pontefice.

Papa Pio XII è una figura controversa della Chiesa Cattolica, dal momento che molti lo hanno considerato il pontefice che ha negato l’Olocausto e ha lasciato che gli ebrei del ghetto venissero rastrellati. Pio XII è anche conosciuto però per aver “salvato” Roma dalle bombe e dato riparo agli ebrei in fuga.

Il suo lungo Pontificato iniziò allo scoppio della Seconda guerra mondiale, nel 1939, per poi proseguire per quasi 20 anni, fino al 1958, anno della sua morte.

Papa Pacelli fu eletto dunque in un periodo di grandi tensioni internazionali. Si spese molto per scongiurare il rischio di una guerra, senza però riuscirci.

Numerosi furono i suoi appelli per far cessare il conflitto, e organizzò una rete di aiuti per le popolazioni colpite dalla guerra. L’anno dopo provò a impedire l’entrata in guerra dell’Italia, anche qui, senza alcun successo.

Durante l’occupazione nazista dell’Italia, dopo l’armistizio dell’8 settembre, offrì asilo politico nella Santa Sede a molti antifascisti tra cui Alcide De Gasperi e Pietro Nenni.

Pacelli era l’obiettivo di un piano segreto di Hitler che prevedeva l’occupazione del Vaticano e il suo arresto, perché colpevole secondo il dittatore nazista di ostacolava i piani della Germania.

Per evitare che Hitler ed il regime nazista potessero tenere prigioniero il papa, Pio XII preparò una lettera di dimissioni da usare nel caso venisse catturato, e in cui dava indicazioni per un nuovo Conclave a Lisbona.

Per quanto riguarda il suo impegno a tutela degli ebrei, si racconta che nel 1943 si offrì di donare oro in cambio di una temporanea salvezza che i tedeschi volevano concedere agli ebrei romani. Tuttavia, il pontefice non condannò mai pubblicamente le deportazioni degli ebrei nei campi di concentramento.

Nel 1943 il papa, che non usciva mai dal Vaticano, si recò a San Lorenzo dopo il bombardamento del 19 luglio. In quell’occasione il papa recitò il salmo De profundis alla folla.

Nel 1944, quando i tedeschi si preparavano alla ritirata, Pacelli era l’unica autorità non solo religiosa ma anche politica a essere rimasta nella capitale durante l’occupazione nazista.

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