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Omicidio del sindaco-pescatore Vassallo, il fratello a TPI: “Troppe cose che non tornano, non ho più fiducia nella Procura”

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“Sono passati quasi nove anni e non abbiamo ancora i nomi degli assassini di Angelo. Perché ci tenevano nascosti dei dettagli importantissimi? Perché si cerca di parlare il meno possibile dell’omicidio?”.

A parlare a TPI è Dario Vassallo, fratello di Angelo Vassallo, conosciuto come il sindaco-pescatore di Pollica, assassinato il 5 settembre 2010.

Vassallo aveva 57 anni, e per quindici è stato sindaco di Pollica, in provincia di Salerno. Il primo cittadino si era distinto soprattutto per un forte ambientalismo e aveva contribuito alla valorizzazione turistica della zona, attraverso una forte opposizione all’illegalità e alla criminalità.

Il figlio di Angelo, Antonio, lo ricorda ai microfoni di TPI come “un pescatore attento al suo territorio, che amava la politica con un grande senso di servizio per i cittadini. Era però una persona scomoda perché, anche se a casa ci raccontava poco, sapevamo che non poteva vedere il porto di Acciaroli invaso da bande criminali”.

Quella notte di quasi nove anni fa Angelo Vassallo stava facendo ritorno a casa con la sua macchina, quando è stato ucciso da diversi colpi di pistola. Da allora, ancora non è noto chi siano stati gli autori, né quali siano state le ragioni e se queste fossero legate al suo ruolo pubblico.

La rabbia del fratello del sindaco, Dario, presidente della “Fondazione Angelo Vassallo” è esplosa dopo la visione di alcuni atti ufficiali, che potrebbero cambiare il corso delle indagini.

Attraverso il vostro legale, Antonio Ingroia, avete richiesto alla procura di Salerno l’accesso alla relazione balistica e all’autopsia. Perché solo ora? 

Con il nostro avvocato abbiamo domandato di vedere questi documenti specifici perché c’erano troppe cose che non tornavano nelle indagini. Da otto anni e cinque mesi non si va avanti, ci sono solo dei nomi nel registro degli indagati, che nessuno ci ha mai comunicato. Anche per tutelarci da accuse inutili, io e i miei fratelli vogliamo andare a fondo.

Cosa viene fuori dalla relazione balistica?

Nella relazione balistica si legge chiaramente che Angelo fu ucciso da nove colpi su nove. Per anni invece ci hanno detto che su nove colpi esplosi dall’assassino o dagli assassini, solo sette avevano raggiunto il corpo di mio fratello. Gli stessi media per anni hanno riportato questa notizia e rileggendo decine e decine di articoli, quasi tutti evidenziano che Angelo fu colpito da sette colpi di pistola. A parlare di nove colpi era stato solo  il vice capo della polizia Francesco Cirillo.

Inoltre le cartucce erano a proiettile unico, sinonimo di velocità dell’azione. Si trattò di “una o più armi caricate con cartucce a proiettile unico”. Perché non ci hanno mai detto che le armi da fuoco potevano essere più di una?

Poi, la distanza dello sparo: c’è scritto che è stata tra i 40 e i 50 centimetri. Quindi l’assassino o stava in piedi o potrebbe anche aver inforcato un motorino. Nel 2011 sognai l’assassino di mio fratello su uno scooter, ma nella realtà mai ci avevano raccontato di un motorino!

Se tutti i colpi sono andati a segno non possono essere stati dei malviventi improvvisati: si è trattato di professionisti. Troppe cose non tornano.

Quali battaglie stava portando avanti Angelo Vassallo all’epoca?

Va fatta luce sugli assassini di mio fratello Angelo perché si batteva quotidianamente per la legalità nel porto di Acciaroli. Soprattutto d’estate, stagione in cui nella nostra zona circola molta droga.

Cosa farete dunque ora che avete rotto “il patto silenzioso” con la Procura?

Con il vice procuratore capo, la Dottoressa Rosa Volpe, c’è sempre stata fiducia reciproca, per questo non avevamo mai chiesto l’accesso agli atti. Adesso abbiamo consegnato l’autopsia a un medico legale per farla riesaminare, è nostro diritto percorrere anche vie alternative per arrivare alla verità.

>Leggi anche: “Il sindaco-pescatore, la serie della Rai per ricordare Angelo Vassallo”

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