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Ora il decreto Salvini è un caso anche nel M5s. Il senatore vicino a Fico: “Stupido e incostituzionale”

Immagine di copertina

Anche nel Movimento 5 stelle il decreto Salvini è diventato un caso. E dopo i primi sindaci, con il primo cittadino di Livorno, Filippo Nogarin, in testa, anche dagli scranni del Senato iniziano le prime critiche al provvedimento simbolo della Lega.

A partire all’attacco è Matteo Mantero, senatore vicino alle posizioni di Roberto Fico che lo scorso 7 novembre non partecipò al voto di fiducia sul decreto, dichiarandosi contrario alle nuove norme.

Su Facebook il senatore stellato ha rincarato la dose, pur non schierandosi dalla parte dei sindaci disobbedienti: “Ecco quello che si ottiene emanando un decreto incostituzionale e stupido, a solo scopo propagandistico, che auspicabilmente sarà smontato dalla Consulta”. 

> Qui l’intervista di TPI al sindaco Orlando

“Creare illegalità dove non c’era” spiega Mantero, “ridurre l’integrazione peggiorando le condizioni di vita di italiani e stranieri, far fare bella figura ai sindaci del Pd che hanno contribuito a creare il falso problema dell’immigrazione e ora passano per i paladini dell’integrazione. Filotto insomma…”. 

Qui abbiamo spiegato cosa prevede il decreto Sicurezza

“La prossima volta” avverte il senatore stellato “proviamo ad ascoltare i nostri sindaci, come quelli di Roma e Torino ad esempio, che avevano esposto in maniera chiara e non strumentale come stanno facendo Orlando & C. le problematiche che avrebbe causato questo decreto”.

> Qui l’intervista di TPI al sindaco Orlando

Il riferimento del senatore Mantero a Virginia Raggi e Chiara Appendino non è casuale.

Roma contro il decreto Salvini

Era il 3 dicembre quando l’Assemblea Capitolina approvò una mozione, presentata dal M5s, che impegna la sindaca Virginia Raggi e la sua giunta a “chiedere al ministro dell’Interno e al Governo di aprire un confronto istituzionale” dopo l’approvazione del del decreto sicurezza “con Roma e le città italiane” per “valutare le ricadute concrete di tale decreto sull’impatto in termini economici, sociali e sulla sicurezza dei territori”. 

Il testo a firma Agnese Catini chiede, in particolare, anche alla sindaca di produrre “gli atti necessari a mitigare gli effetti in termini di diritti sia per i cittadini che per le persone accolte e a incrementare le politiche di accoglienza ed inclusione sociale”.

“Gli effetti di questo decreto” spiegò la consigliera del M5s “potrebbero essere devastanti per il nostro territorio. Dobbiamo chiedere un’interlocuzione con il Governo perché si apra un tavolo con i Comuni, sia con quelli piccoli che con quelli grandi, per valutarne gli impatti. È stato stimato che con l’applicazione di questo decreto circa 1.000 persone rischiano di uscire dal sistema Sprar”.

Torino contro il decreto Salvini

Altra giunta 5 stelle. Altra bordata contro il decreto Salvini. Addirittura il primo attacco al provvedimento legista è dello scorso ottobre. Precisamente il 22. Quel giorno in Consiglio comunale il Movimento 5 stelle si associò al Partito Democratico votando una mozione dell’ex vicesindaca Elide Tisi in cui si chiede al governo di sospendere gli effetti del decreto.

“Il nostro obiettivo” spiegò la capogruppo 5 Stelle Valentina Sganga, “è salvaguardare il sistema Sprar, l’unico in cui i fondi pubblici vengono gestiti da un sistema pubblico”.

“Se chi arriva viene privato della possibilità di accedere al permesso di soggiorno e, allo stesso tempo, non può essere rimpatriato, come si può garantire la sicurezza del territorio?”.

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