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I bambini migranti che vivono per strada e si prostituiscono in Italia

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I minori non accompagnati registrati in Italia sono 22mila, più di 6mila hanno fatto perdere le loro tracce. Un docufilm racconta le loro storie

Sono invisibili anche se si trovano a Roma, nel cuore dell’Italia. Sono costretti a dormire per strada e a vendere il loro corpo, diventando facili vittime dei pedofili. Sono Abdul, Fathi, Ibrahim e Mohammed, alcuni dei 22mila minori non accompagnati registrati in Italia. Nove su dieci sono maschi, hanno un’età compresa tra i 15 e i 17 anni e provengono principalmente da Egitto, Albania e Africa subsahariana. 

Le loro storie sono state raccontate in un docufilm realizzato dalle giornaliste Floriana Bulfon e Cristina Mastrandrea e promosso da Unicef Italia. La video-inchiesta va a scavare nei cunicoli in cui questi bambini dormono, dopo essersi lasciati alle spalle macerie, guerre e anche affetti.

Ora si trovano schiavi della violenza, come mostrano i segni di calci e botte sul corpo di Gloria, considerata solo merce da usare e gettare, e le urla di Joy, coraggiosamente scappata dalle mani della sua sfruttatrice, che oggi dice: “Non consiglierei a nessuno di venire in Europa”.

Solo nel 2016 circa 6.500 bambini giunti nel nostro paese sono diventati irreperibili. Uno su tre fugge dai centri d’accoglienza. Molti cercano di raggiungere parenti e amici nel nord Europa. E chi scappa e basta, senza sapere dove andare, in un viaggio che diventa fuga. 

Hanno bisogno di iniziare subito a lavorare, per mandare anche pochi spiccioli ai familiari. “Non voglio stare qui, nel centro, a mangiare con i soldi di qualcun altro. Voglio i miei documenti perché altrimenti non posso trovare un lavoro”, chiede Ebrima che aspetta da mesi.

“Sono bambini invisibili ma anche inascoltati”, dice Floriana Bulfon, una delle due giornaliste che hanno realizzato l’inchiesta. “Quando ti metti sul loro piano scopri che hanno molta voglia di raccontare e che sono molto impauriti. Noi siamo abituati a collegare la paura al tema dell’immigrazione, ma in questo caso sono loro ad avere timore”.

“Alcuni di loro vivono letteralmente nelle fogne, spacciano pasticche e diventano facili vittime per i pedofili”, racconta. “Tutto questo sotto i nostri occhi, a due passi dalla stazione Termini, per strada o addirittura sottoterra”.

“Nei primi 10 mesi dell’anno l’80 per cento dei minorenni stranieri approdati in Italia ha compiuto un lungo e pericoloso tragitto senza adulti che li accompagnassero: mai, nella storia delle migrazioni, avevamo avuto a che fare con un simile fenomeno”, ha dichiarato il Presidente dell’Unicef Italia Giacomo Guerrera. “Ascoltando le testimonianze di questi minorenni, veniamo a conoscenza di privazioni e violenze spaventose, di viaggi che durano anche anni, di sacrifici indicibili compiuti per un’unica speranza: quella di avere una nuova opportunità per vivere e aiutare le proprie famiglie rimaste nei paesi di origine. Non dobbiamo mai dimenticare che gli adolescenti che affrontano simili prove sono ancora bambini, esattamente come i nostri figli”, dice Guerrera.

Per far fronte a questa crisi l’Unicef ha lanciato il programma One Unicef Response, in collaborazione con il Ministero dell’Interno, che mira a fornire a circa 6mila minori stranieri non accompagnati presenti nel nostro paese misure di assistenza che vanno dalla primissima accoglienza al trasferimento in strutture più piccole e stabili, dal monitoraggio degli standard sui diritti umani all’inclusione scolastica e culturale nelle comunità locali sparse in tutto il territorio nazionale.

Qui sotto il trailer di “Invisibili. Non è un viaggio, è una fuga – Storie di ragazzi che arrivano soli in Italia”, video-inchiesta sui minorenni migranti e rifugiati non accompagnati delle giornaliste Floriana Bulfon e Cristina Mastrandrea promosso da Unicef Italia. Regia, riprese e montaggio di Toni Trupia e Mario Poeta.

Qui sotto i commenti di Paolo Rozera (direttore UNICEF Italia), Giusi Nicolini (Sindaco di Lampedusa), Leoluca Orlando (Sindaco di Palermo), Mario Morcone (Capo del Dipartimento per le Libertà civili e l’Immigrazione del Ministero dell’Interno), Franco Gabrielli (Capo della Polizia di Stato) sul docufilm.

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