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“Sono Matteo Renzi, staccatemi la luce”: il tentativo di ‘vendetta’ costa caro a un consulente Enel

Di Marco Nepi
Pubblicato il 27 Feb. 2019 alle 10:11 Aggiornato il 27 Feb. 2019 alle 10:12
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Immagine di copertina

Poche ore dopo la sconfitta dell’allora premier nel referendum costituzionale, era il 2016, un consulente Enel ha cercato di prendersi la sua “vendetta” nei confronti di Matteo Renzi.

Così – da Piacenza – ha preso i dati personali dell’ex leader del Partito democratico e ha chiamato il call center dell’azienda elettrica chiedendo il distacco della fornitura di energia elettrica per la villa di Pontassieve, alle porte di Firenze.

Alcuni giorni dopo i tecnici dell’Enel si sono puntualmente presentati al domicilio dell’ex premier per provvedere al distacco, ma sono stati ovviamente fermati dalla moglie Agnese.

Da qui la scoperta: nessuno da casa Renzi aveva mai chiamato il centralino Enel e, soprattutto, chiesto il distacco della luce.

Pratica stoppata, quindi. Ma l’azienda elettrica ha voluto vederci chiaro e ha inoltrato una segnalazione alla Polizia Postale.

Due anni dopo, come raccontano tutti i media locali, a Piacenza è iniziato il processo a carico del consulente Enel. Tutto rinviato, come prassi, dopo la prima udienza.

Pesanti le accuse a carico del “finto Renzi”: accesso abusivo a un sistema informatico e sostituzione di persona.

La difesa: un semplice errore. parlando di errore. Ma per la Polizia Postale il consulente avrebbe approfittato del ruolo per prelevare i dati di Matteo Renzi e poi chiamare il call center per il distacco dell’utenza.

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