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Suonare insieme può abbattere le frontiere?

Il progetto musicale del tunisino Helmi Mhadhbi ha l'obiettivo di armonizzare sonorità provenienti da diversi angoli del pianeta

Di TPI
Pubblicato il 20 Set. 2016 alle 13:26
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Immagine di copertina

Helmi Mhadhbi viene dalla Tunisia. Angel Ballester da Cuba. Sanjay Kansa Banik è indiano, mentre Dalal Suleiman è italo-palestinese. Tutti insieme formano il Jussur Project. E mostrano come culture diverse possano coesistere in armonia.

Helmi Mhadhbi, residente da anni fra Trento e Parigi, è sorridente. Quando entro nella sala del teatro Seraphicum a Roma, sta suonando con gli altri componenti del gruppo. Il progetto ha l’obiettivo di armonizzare sonorità provenienti da diversi angoli del pianeta. Il sax di Ballester racconta ritmi cubani, il tabla di Sanjay è una porta spalancata su suoni e spiritualità dell’India, Dalal attraverso i suoi testi e la sua danza parla del Medio oriente.

E del mondo arabo parla anche l’oud, lo strumento suonato da Helmi Mhadhbi. “Oud significa legno”, mi spiega. Le radici del “sultano della musica araba” sono antichissime, perse nelle numerose leggende che circolano intorno a questo strumento.

“Jussur vuol dire ponti, in arabo” spiega Helmi Mhadhbi. È in questo termine che si riassume perfettamente l’intento del Jussur Project. Creare dei ponti. E mostrare come regioni lontanissime tra di loro possano entrare in contatto in modo armonico. Trovare una propria forma dentro sonorità miste. È un messaggio di comunione e di fratellanza veicolato dalla musica. L’arte – per il Jussur Project – può davvero salvare il mondo. Può davvero portare un messaggio di pace e di speranza”. 

Il video di Valerio Maggio per TPI 

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