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Perché l’Italicum al senato non sortirebbe gli stessi effetti che alla camera

Esportare la legge elettorale della camera anche al senato potrebbe non uniformare i due metodi di elezione

Di Stefano Mentana
Pubblicato il 9 Dic. 2016 alle 19:14
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Immagine di copertina

Il 7 dicembre il Movimento Cinque Stelle ha depositato formalmente la proposta per estendere la legge elettorale nota come Italicum, attualmente in vigore solo alla camera dei deputati, anche per il senato. La decisione è stata presa dopo la vittoria del No al referendum costituzionale del 4 dicembre, che ha sancito il mantenimento del bicameralismo paritario, per cui il senato sarà eletto direttamente dai cittadini ma per cui non è stata approvata una nuova legge elettorale.

Attualmente, dunque, ci sono due diverse leggi elettorali per camera e senato, e la logica vorrebbe che esse vengano grossomodo uniformate per evitare che sortiscano maggioranze ed effetti particolarmente differenti. Alla camera, infatti, l’Italicum è una legge che garantisce alla lista vincitrice una maggioranza pari a circa il 55 per cento dei seggi. Al senato, invece, vige attualmente il cosiddetto consultellum, di fatto un proporzionale che non garantisce una maggioranza.

Tuttavia, “esportare” l’Italicum anche al senato potrebbe non sortire gli stessi effetti che attualmente sortisce alla camera, ed ecco perché.

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Nonostante camera e senato hanno gli stessi compiti e votano entrambi la fiducia al governo, hanno diverse differenze tra di loro. Cambiano nella composizione – 630 membri la camera e 315 più senatori a vita il senato -, nell’elettorato attivo – sono sufficienti 18 anni per votare alla camera, ne servono invece 25 per il senato – e passivo – alla camera si può essere eletti a partire dai 25 anni, al senato dai 40 -, ma non solo.

La costituzione dice infatti che mentre la camera dei deputati è eletta in base a circoscrizioni che fanno riferimento a una base nazionale, il senato viene eletto su base regionale. Cosa significa questo concretamente? Che se alla camera il premio di maggioranza dell’Italicum, raggiungibile grazie al raggiungimento del 40 per cento dei consensi o con la vittoria del successivo ballottaggio, viene assegnato su scala nazionale, al senato ci sarebbero 20 premi di maggioranza differenti, ciascuno per ognuna delle regioni italiane.

Questo significherebbe che in ogni regione potrebbe esserci un ballottaggio, e che questi ballottaggi potrebbero essere differenti di territorio in territorio. In una regione ad esempio potrebbe esservi un ballottaggio tra centrosinistra e centrodestra, in un altra tra Movimento Cinque Stelle e centrosinistra, in un altra ancora tra Movimento Cinque Stelle e centrodestra. Il tutto con il rischio di arrivare a premi di maggioranza differenzi in ogni regione.

Tenendo conto che le regioni chiamate in causa da questo meccanismo sarebbero 17, dal momento che la Valle d’Aosta elegge un solo senatore con il sistema uninominale, che l’Italicum sancisce l’elezione con lo stesso sistema anche dei parlamentari del Trentino-Alto Adige e che il Molise elegge solamente due senatori, possiamo affermare che il rischio di ballottaggi diversi di regione in regione sia un fatto decisamente concreto.

Proviamo a prendere ad esempio il risultato delle elezioni del 2013 per quanto riguarda il Senato, dove il centrosinistra raggiunse il 31 per cento, il centrodestra il 30 e il Movimento Cinque Stelle poco meno del 24. In quell’occasione, se vi fosse stato l’Italicum, nelle diverse regioni si sarebbero verificate al primo turno quattro situazioni differenti: in nove regioni avrebbe avuto luogo un ballottaggio tra centrosinistra e centrodestra, in quattro tra centrosinistra e Movimento Cinque Stelle, in due tra centrodestra e Movimento Cinque Stelle e in altre due il centrosinistra avrebbe vinto al primo turno.

Partendo da questo presupposto, dobbiamo inoltre calcolare che sondaggi alla mano, il Movimento Cinque Stelle è cresciuto rispetto a tre anni fa, rendendo ancora più equilibrata – e rendendo ancora più frammentari gli ipotetici ballottaggi. Con un senato in cui potrebbe non essere garantita la stessa maggioranza che si verrebbe a verificare alla camera.

Questo succede perché i premi di maggioranza nelle leggi elettorali italiane possono funzionare per la camera, ma non sortiscono lo stesso effetto al senato. L’Italicum, infatti, era una legge pensata per funzionare solo alla camera, in un’ottica che vedeva il senato profondamente mutato nelle proprie funzioni.

Un altro fattore, nonché un illustre precedente, ci dimostra come mai i premi di maggioranza al senato non sortiscono particolari effetti: il famigerato Porcellum. Questa legge elettorale – usata in tre occasioni tra il 2006 e il 2013 – prevedeva infatti un premio di maggioranza alla camera per la coalizione più votata e lo stesso al senato, ma con premi di maggioranza differenti per ciascuna regione.

In tutte e tre le elezioni, questa legge portò a nette maggioranze alla camera, ma non al senato (con una sola eccezione). Nel 2006, ad esempio, la coalizione di centrosinistra ottenne al senato la maggioranza per un solo voto, raggiunto peraltro non tra i senatori eletti nelle regioni italiane, ma grazie alla circoscrizione estero. Nel 2008 si verificò l’unico caso di una maggioranza chiara e stabile anche al senato. Nel 2013, invece, al senato nessuna coalizione riuscì a raggiungere una maggioranza.

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