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La sterile polemica del leader di CasaPound sul rogo di Notre Dame

Immagine di copertina

Mentre le fiamme divoravano il monumento storico più visitato d’Europa e patrimonio dell’Unesco dal 1991 [La storia della cattedrale], i social venivano presi letteralmente d’assalto per esprimere le proprie emozioni sull’accaduto. A questo link abbiamo spiegato le cause del rogo.

Oltre i tantissimi messaggi di solidarietà e sconcerto, non sono mancate le polemiche e le espressioni di odio che non si fermano nemmeno di fronte a una situazione di tale criticità.

Tutte le foto e i video dell’incendio

“Mi dispiace per la cattedrale, ma sto godendo come un riccio pensando a Macron e a rutti i francesi boriosi e pieni di m…a”, scrivono sui social gli utenti.

Oppure: “Spero che nessuno si sia fatto male. Ma spero che sia bruciata la Gioconda, dal momento che non ce la vogliono ridare”.

“Vediamo se Macron ride ancora”, scrive un altro utente.

Incendio di Notre Dame: jihadisti ed estremisti islamici esultano

Ad arricchire l’impietoso panorama arriva pronto il commento del segretario nazionale di CasaPound, Simone Di Stefano, che invece di dimostrare una equilibrata costernazione per il rogo alla Cattedrale, preferisce tirare in ballo quelli che il capolista per le europee di “Destre Unite” chiama “globalisti”.

Scrive infatti in un post Facebook: “E ora dovremo anche sentire la finta costernazione dei globalisti in TV. Siate coerenti, stappate lo spumante! Se crollano i simboli della nostra identità, il vostro sogno si realizza in fretta”.

E aggiunge: “Quindi risparmiate le lacrime e dite la verità, al posto di Notre Dame volete una moschea, o un centro commerciale. Ma la Francia migliore risponderà”.

Al post, pubblicato proprio mentre i vigili del fuoco francesi cercavano di domare i focolai ancora vivi nella storica Cattedrale, sono seguiti centinaia di commenti dove si è scatenato il dibattito tra i difensori del sovranista Di Stefano e i tanti ai quali il commento è sembrato superfluo e fuoriluogo.

Simone Di Stefano | Chi è

È nato e cresciuto nella Garbatella “rossa” ma è diventato un “cuore nero”. Simone Di Stefano, 42 anni, è il segretario nazionale di CasaPound e responsabile della comunicazione e della propaganda dell’organizzazione neofascista che ha la sua sede centrale a Roma, nel palazzo occupato di via Napoleone III, quartiere Esquilino.

Lo stesso movimento di cui è stato con altri, tra cui Gianluca Iannone, il fondatore.

Alcuni giorni fa è stata presentata a Roma la lista di CasaPound che parteciperà al voto europeo con il Movimento Destre Unite. Il segretario nazionale Simone Di Stefano, che dovrebbe essere capolista, ha spiegato l’obiettivo dell’uscita dell’Italia dall’euro e dalla Ue, “temi abbandonati da Salvini e Di Maio”.

Nel simbolo il richiamo all’Aemn dell’europarlamentare ungherese Bela Kovacs, che ha consentito di evitare la raccolta di firme.

Nel 2016, Simone Di Stefano era finito in manette con una condanna per direttissima a tre mesi. L’allora vicepresidente di CasaPound Italia, ex candidato sindaco di Roma alle amministrative, era stato arrestato dalla Polizia municipale nel corso di uno sgombero avvenuto a Via del Colosseo, nel pieno centro di Roma.

Insieme ad alcuni militanti del suo movimento neofascista, Di Stefano aveva cercato di impedire che due famiglie venissero sfrattate da uno stabile di proprietà del Comune. I manifestanti erano entrati nell’edificio, raggiungendo il tetto ed esponendo i tricolori in segno di protesta. Presente all’iniziativa anche Gianluca Iannone.

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