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Ragazzo morto durante un controllo di polizia, Ilaria Cucchi: “Sappiamo già come andrà a finire”

Di Laura Melissari
Pubblicato il 19 Gen. 2019 alle 14:43 Aggiornato il 19 Gen. 2019 alle 14:43
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Immagine di copertina

Ilaria Cucchi, la sorella di Stefano, morto mentre si trovava sotto la custodia della polizia nell’ospedale penitenziario Pertini di Roma, ha commentato il caso di Empoli. “Dava in escandescenza? Questi fatti sono tutti uguali e sappiamo già come andrà a finire. La quarta sezione della Cassazione dirà che non c’è nessun colpevole”, ha detto Ilaria Cucchi.

Il 18 gennaio 2019 la Procura di Firenze ha avviato un’inchiesta dopo la morte di un ragazzo tunisino di 32 anni deceduto a Empoli mentre era nelle mani degli agenti.

L’uomo, secondo quanto riferito dalle forze dell’ordine, ha accusato un malore mentre era terra contenuto dalle forze dell’ordine ed è morto nella sera del 17 gennaio: aveva le manette ai polsi e le caviglie erano state bloccate con una piccola corda perché sembra continuasse a scalciare.

La tragedia si è consumata a Empoli, all’interno di un money transfer: intorno alle 18.30 di giovedì pomeriggio il proprietario del negozio Taj Mahal di via Ferrucci, un rivenditore di alimentari e spezie che funge anche da money transfer, ha chiamato le forze dell’ordine.

Il cittadino tunisino, secondo quanto è stato ricostruito dalle forze dell’ordine, si era presentato in uno stato di alterazione forse dovuto all’assunzione di alcol, nel negozio Taj Mahal.

L’uomo voleva trasferire 20 euro, ma il titolare del negozio temeva che la banconota fosse falsa e ha quindi rifiutato di prestare il servizio richiesto.

Il rifiuto del commerciante avrebbe scatenato la reazione del giovane: il proprietario del negozio a quel punto avrebbe chiesto l’intervento delle forze di polizia. Gli agenti però, da quanto dichiarato, avrebbero avuto difficoltà a trattenere l’uomo. Secondo alcuni testimoni i poliziotti sono riusciti alla fine a bloccarlo e lo hanno riportato all’interno del locale dove è stato ammanettato e, per impedirgli di scalciare, gli agenti con una corda gli hanno legato i piedi.

Il giovane, secondo la versione ufficiale delle forze dell’ordine, era “conosciuto” per diversi precedenti, tra cui oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale

Qui abbiamo riferito la ricostruzione fornita dall’Associazione contro gli abusi in divisa (Acad), che in passato si è già occupata di diversi casi, tra i quali quelli di Stefano Cucchi e Riccardo Magherini.

Nonostante le indagini siano ancora in corso, il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, ha voluto portare la propria solidarietà agli agenti di polizia, postando una sua foto con l’ormai immancabile divisa: “Un immigrato, con precedenti penali e fermato per aver usato denaro falso, è morto per infarto nonostante gli immediati soccorsi. Tutto il mio sostegno ai poliziotti che, aggrediti e morsicati, hanno fatto solo il loro lavoro: per fermare un violento ed evitare altri danni si usano le manette, non le margherite”.

Sul caso di Empoli, è intervenuto Luigi Manconi, direttore dell’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali,. Manconi che ha chiesto alla Procura di Firenze che siano svolte indagini tempestive e accurate. “La vittima aveva, oltre che le manette ai polsi, le caviglie legate e si trovava, di conseguenza, in una condizione di totale incapacità di recare danno ad altri e a sé. Come è potuto accadere, dunque, che in quello stato abbia perso la vita e che non sia trovato modo di prestargli soccorso?”, ha chiesto Manconi.

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