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Ilaria Cucchi: “Denunciata dal carabiniere imputato per la morte di Stefano, vuole 50mila euro”

Immagine di copertina

"Mi ha fatto causa perché avrei leso la sua immagine", scrive la sorella del geometra romano su Facebook

“Il maresciallo Mandolini mi ha fatto causa perché avrei leso la sua immagine con questa pagina. Vuole da me 50mila euro”.

Lo scrive sul suo profilo Facebook Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, il geometra romano morto nel 2009 dopo una detenzione di una settimana.

Mandolini è uno dei cinque carabinieri imputati nel processo bis per la morte di Cucchi (qui la ricostruzione completa della storia).

“Ha cancellato dalla sua pagina tutti gli innumerevoli post provocatori ed offensivi nei confronti miei e della mia famiglia – scrive Ilaria Cucchi nel suo post – per non parlare di Stefano. Ma io li ho conservati tutti. Il maresciallo Mandolini ha deposto il falso e depistato le indagini sulla morte di mio fratello, facendo in modo che la mia famiglia affrontasse anni di un processo falso costosissimo sul piano economico e soprattutto emotivo. Ora vuole pure 50mila euro”.

Roberto Mandolini, il 15 ottobre 2009, era uno degli agenti in servizio alla caserma dei carabinieri in cui fu condotto Stefano Cucchi dopo l’arresto.

Secondo l’accusa, avrebbe contribuito a depistare le indagini, facendo dichiarazioni che hanno portato all’incriminazione di tre agenti di polizia penitenziaria.

Un altro carabiniere, Riccardo Casamassima, supertestimone del processo, ha dichiarato di aver raccolto proprio da Mandolini una confidenza su quanto accaduto a Cucchi: “È successo un casino. I ragazzi hanno massacrato di botte un arrestato. Mai visto uno ridotto così”, avrebbe detto Mandolini.

Lo stesso Casamassima, in aula, ha poi dichiarato di aver appreso che i carabinieri coinvolti “stavano cercando di scaricare la responsabilità sugli agenti di polizia penitenziaria”.

Lo scorso giugno, poco dopo la sua testimonianza al processo, Casamassima aveva denunciato in un video tutte le ritorsioni a cui è dovuto andare incontro, a partire dal trasferimento.

“Prima di andare al processo a testimoniare avevo confessato le mie paure, che poi si sono concretizzate. Mi è stato notificato un trasferimento presso una scuola. Sarò allontanato da casa e demansionato. Tutto questo è scandaloso”, dice il carabiniere nel video.

Lo scorso 12 settembre è uscito nelle sale e su Netflix “Sulla mia pelle”, il film che racconta l’ultima settimana di vita di Stefano Cucchi.

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