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Grembiule obbligatorio a scuola: l’idea di Salvini sta prendendo piede anche nel centrosinistra

Di TPI
Pubblicato il 16 Gen. 2019 alle 09:22 Aggiornato il 17 Gen. 2019 alle 13:42
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Immagine di copertina

Grembiule obbligatorio a scuola. Ciclicamente la questione torna all’ordine del giorno della politica, scatenando inevitabili polemiche.

Stavolta a riaccendere la miccia ci ha pensato il ministro dell’Interno, Matteo Salvini che vorrebbe rivedere la divisa scolastica “almeno nelle scuole elementari”.

“Rimettere il grembiule” ha spiegato nel studi di Tg2Italia, “farebbe bene ai bambini ed eviterebbe simboli di diversità”. Per il leader leghista sarebbe quindi “un’occasione di parità”.

Così, secondo Salvini, si eviterebbe la differenza “tra chi ha felpe a 400 euro” e chi “indossa golfini a 20 euro”.

Immediata la reazione delle opposizioni, con in prima fila chi definisce la proposta un ritorno a schemi del passato ormai superati.

Ma, seguendo la moda di provare a contrastare la continua ascesa del leader della Lega sui “suoi” temi, c’è chi, nel centrosinistra, arriva a sposare la proposta di Salvini.

Tra questi c’è il sindaco uscente di Bergamo, Giorgio Gori, che sta evidentemente gettando le basi per la campagna elettorale ormai alle porte provando a sfidare la Lega, data grande favorita nella corsa per il nuovo sindaco, su uno dei suoi cavalli di battaglia.

“Non mi capita spesso di essere d’accordo con Salvini” scrive Giorgio Gori sul suo profilo Twitter, “per cui lo segnalo. Penso anch’io che sarebbe giusto reintrodurre il grembiule nella scuola dell’obbligo”.

Quindi, il sindaco di Bergamo prova a motivare la sua posizione con tematiche storicamente ‘di sinistra’ ma che, in questo momento, rischiano solo di sembrare una disperata rincorsa al Carroccio:

“Per la moda c’è tempo, e così per l’abito espressione della personalità. Meglio un po’ di sana uguaglianza”.

La questione nasce dalle polemiche per le divise tanto amate dal ministro dell’Interno e contestate da alcuni organi, come i vigili del fuoco. 

Per il ministro dell’Interno, però, la sua “moda” è solo un “segno di riconoscimento” – ad esempio –  “per chi ogni giorno sacrifica la propria vita per gli italiani”.

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