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Giornata della Memoria, cosa è stato il Porrajmos: lo sterminio dimenticato di rom e sinti

Di Antonio Scali
Pubblicato il 27 Gen. 2019 alle 11:12 Aggiornato il 27 Gen. 2019 alle 11:12
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Immagine di copertina

Giornata della memoria Porrajmos – Non solo la Shoah. La Giornata della memoria, istituita in Italia nel 2000 e che si celebra ogni 27 gennaio, non dovrebbe ricordare solo il tremendo sterminio del popolo ebraico.

Troppo spesso, infatti, ci si dimentica di commemorare come meritano anche i circa 500mila rom e sinti vittime del genocidio nazifascista. Uno sterminio poco conosciuto non solo dalla gente comune e dalla classe politica, ma anche da molti storici e dal mondo accademico.

Una persecuzione bieca, su base etnica, conosciuta come Porrajmos. L’unica colpa di centinaia di famiglie distrutte in Italia dalla violenza fascista era quella di appartenere, secondo i loro sterminatori, a una “razza” senza alcuna possibilità di conversione.

Ecco allora che per la prima volta il ricordo della Shoah camminerà insieme a quello del Porrajmos. Domenica 3 febbraio alle ore 11.00 si terrà infatti una passeggiata urbana nel cuore di Roma per “unire le Memorie delle due persecuzioni”. L’evento è organizzato dall’Associazione 21 luglio con il patrocinio di Progetto Memoria, un’associazione che si compone di sopravvissuti ai lager e testimoni diretti e indiretti.

> Qui i dettagli sull’evento

Ma come è avvenuto e cosa è stato il Porrajmos?

Il Porrajmos si suddivide in quattro periodi. Il primo prende avvio con la circolare del ministero degli Interni del 19 febbraio 1926, che dispone il respingimento delle carovane entrate nel territorio “anche se munite di regolare passaporto” e l’espulsione di quelle già presenti ma di origine straniera. Inoltre ogni persona rom può essere condotta per controlli presso gli Uffici di Pubblica Sicurezza.

In alcuni comuni addirittura non viene registrata la nascita di bambini rom. Il secondo periodo va dal 1938 e il 1942, ed è caratterizzato dalla pulizia etnica nei confronti dei rom alle frontiere. Famiglie rom istriane vengono deportate al confino, in particolare tra Nuoro e Sassari. Presto vengono presi anche altri “zingari” in Trentino Alto Adige, mentre nel 1942 un convoglio di rom viene deportato nel campo di concentramento di Tossicia, nel teramano.

Il terzo periodo del Porrajmos parte con l’ordine della polizia nazionale del 1940 che impone per i rom di nazionalità italiana “certa o presunta” il rastrellamento “nel più breve tempo possibile” e il concentramento “sotto rigorosa vigilanza in località meglio adatte in ciascuna Provincia”.

Infine, il quarto periodo caratterizzato dalla “soluzione finale” verso i campi di sterminio. In totale, nei vari campi di sterminio, 500mila rom e sinti europei termineranno la loro esistenza esattamente come ebrei, omosessuali, dissidenti politici, disabili.

“In attesa del riconoscimento del genocidio del popolo rom sotto il nazi-fascismo, un abbraccio unisce la Memoria della Shoah e del Porrajmos. Il 27 gennaio si celebra in Italia la Giornata della Memoria – riconosciuta grazie alla Legge n.211 del 20 luglio 2000 – che ricorda lo sterminio del popolo ebraico, la Shoah, ma che dimentica di commemorare anche i 500mila rom e sinti vittime del genocidio nazi-fascista”, si legge in una nota della 21 luglio.

“Una storia segnata dalla persecuzione su base etnica che, in tempi e con modalità differenti, ha colpito le comunità rom e sinti in Italia nel ventennio fascista: il Porrajmos”.

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