“Da 4 anni senza scorta, vivo col giubbotto antiproiettile”: parla a TPI il testimone di giustizia Gennaro Ciliberto

Di Maria Elena Gottarelli
Pubblicato il 6 Mag. 2019 alle 22:08 Aggiornato il 7 Mag. 2019 alle 13:25
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Immagine di copertina
Gennaro Ciliberto

“Ho salvato tante vite, eppure ho perso tutto”: sono le parole di Gennaro Ciliberto, testimone di giustizia antimafia, due volte vittima di attacchi con arma da fuoco, oggi al quinto giorno di sciopero della fame perché lo Stato lo ha privato della scorta e di qualsiasi misura di sicurezza.

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Eppure, per lo Stato questo cittadino ha fatto molto. Dal 2010, quando lavorava a Cinisello Balsamo in qualità di responsabile della sicurezza nel cantiere per la costruzione di un ponte sulla SS36, Gennaro Ciliberto non ha mai smesso di denunciare le condizioni pericolanti e la cattiva manutenzione delle infrastrutture e delle autostrade italiane.

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Proprio per via di queste denunce, Gennaro Ciliberto è entrato nell’occhio del mirino della mafia, in particolare della camorra, spesso infiltrata nelle assegnazioni di appalti delle infrastrutture italiane. Minacce, intimidazioni, fino al tentato omicidio hanno costituito per anni la quotidianità di Gennaro Ciliberto, che tuttavia non ha mai arretrato né ritrattato le sue posizioni.

A TPI, Gennaro Ciliberto ha raccontato tutta la sua rabbia e la sua frustrazione nei confronti di un governo e di uno Stato che lo hanno abbandonato.

“Ormai dormo in macchina, in via del Viminale- racconta- La mattina vengo davanti al Ministero con un cartello per protestare. Nessuno è venuto a dirmi una parola, i politici quando mi vedono cambiano strada, i poliziotti invece chiedono le generalità a chiunque venga a parlarmi”.

“Sono un uomo malato, non posso resistere per più di altre 48 ore, e loro lo sanno, ma fanno finta di niente”.

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Per “loro”, Gennaro Ciliberto intende il governo: i Cinque Stelle, che prima di essere eletti promettevano di cambiare le cose in termini di lotta alla mafia e oggi invece “guardano dall’altra parte”, ma anche e soprattutto il ministro dell’Interno Matteo Salvini, che, secondo il testimone di giustizia, “dichiara di voler sconfiggere la mafia solo per fare campagna elettorale, ma quando si tratta di proteggere chi davvero combatte i camorristi da nove anni, li abbandona”.

Il prossimo 9 maggio, Gennaro Ciliberto dovrà presenziare alla seconda udienza del processo sul crollo del ponte Morandi: “Dovrò andare al processo da solo. Senza scorta e senza alcuna misura di sicurezza. Al di là dell’abbandono di cui mi sento vittima, si tratta di un messaggio negativo. Sembra che mi vogliano far ritrattare, ma io non ritratto. E al processo ci vado, anche da solo, se non muoio prima”.

Gennaro Ciliberto si trova in questo momento davanti al Viminale, con il suo giubbotto antiproiettile e il suo cartello. La bandiera italiana, invece, non gli permettono di portarla. La frase che ripete più spesso: “Ci hanno abbandonato”.

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Gennaro Ciliberto, Credit: Facebook

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