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Massacrato di botte perché gay, 22enne in stato vegetativo: l’appello della famiglia

Di Cristiana Mastronicola
Pubblicato il 31 Mag. 2019 alle 08:07 Aggiornato il 11 Set. 2019 alle 19:53
Immagine di copertina
Jefferson prima e dopo l'aggressione

Gay aggredito stato vegetativo

Era una sera come un’altra, quella del 7 dicembre 2018, e Jefferson Anderson Feijo da Cruz e i suoi amici erano usciti per festeggiare la fine dell’anno scolastico, a Moreno, nel nord est del Brasile. Jeffersone, 22 anni, a un certo punto della serata ha detto ai suoi amici che doveva andare in bagno e si è allontanato dalla comitiva.

I minuti passavano e il ragazzo, 22 anni, non tornava. A un certo punto gli amici, preoccupati, hanno deciso di andare a cercarlo. Quando l’hanno trovato non credevano ai loro occhi: il giovane era disteso a terra, nudo, senza sensi e con il sangue che gli grondava dal volto.

Gay aggredito stato vegetativo | Attacco omofobo

Jefferson Anderson Feijo da Cruz era stato aggredito e derubato. Ma dietro quella violenza inaudita si celava un attacco omofobo. Il 22enne è stato subito trasportato in ospedale, dove le sue condizioni sono apparse da subito particolarmente critiche.

I medici hanno confermato che le lesioni più importanti erano quelle alla testa. Immediatamente il giovane è stato sottoposto a un intervento chirurgico d’urgenza proprio alla testa. Quando l’operazione si è conclusa, Jefferson non si è svegliato. Il ragazzo è caduto in uno stato di coma profondo, dal quale si è risvegliato solo dopo un mese.

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Ma le sue condizioni al risveglio non erano affatto quelle sperate. Jefferson giace da allora in uno stato vegetativo: non parla, non si muove, non reagisce. Per mangiare si serve di un catetere e le sue condizioni non accennano a migliorare. Dall’ospedale di Olinda, dopo cinque mesi, i medici hanno rispedito Jefferson a casa.

Gay aggredito stato vegetativo | La campagna di crowdfunding

Qui sono solo i suoi genitori a doversi prendere cura del 22enne. Ma è troppo difficile farlo da soli, senza alcun tipo di sostegno. Per questo i genitori del 22enne hanno lanciato una campagna di crowdfunding nella speranza di poter così sostenere le spese mediche e di assistenza di cui Jefferson ha bisogno.

Non solo un fisioterapista che si prenda cura della sua lunga e pesante riabilitazione, ma anche di un ambiente idoneo ad accogliere una persona in quelle condizioni gravissime.

“Il suo stato richiede la massima cura che non riesce ad essere coperta dai suoi genitori e dagli amici”, si legge nel messaggio che accompagna la campagna. “C’è bisogno di una stanza ad hoc, dell’aria condizionata, del letto mobile, del serbatoio dell’ossigeno, degli stivali ortopedici e dei guanti, del materasso ortopedico, del logopedista,  fisioterapista e tante altre cose necessarie. Perché stiamo raccontando la storia di Jeff a tutti voi? Perché è un giovane pieno di sogni e obiettivi che ha bisogno del nostro aiuto, per continuare a lottare per la vita”.

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