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Chiusi in casa da due anni e mezzo, mangiavano solo merendine: famiglia schiava del web

A procurare il cibo era la figlia di nove anni, l'unica a varcare la soglia di casa. Il fratello, 15 anni, ha dovuto iniziare delle sedute di fisioterapia: i suoi arti i suoi arti erano completamente anchilosati

Di Cristiana Mastronicola
Pubblicato il 20 Gen. 2019 alle 13:56 Aggiornato il 20 Gen. 2019 alle 14:17
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Immagine di copertina
Credit: Getty Images

Barricati in casa da due anni e mezzo. Non è una storia di sequestri che arriva da paesi lontani, ma quella di una famiglia pugliese che per tantissimo tempo ha scelto di non uscire di casa, schiava del web.

La drammatica – e inquietante – vicenda è stata raccontata da La Gazzetta del Mezzogiorno e arriva dal nord del Salento. Sul quotidiano si legge che un’intera famiglia, composta da quattro persone, per quasi tre anni si è rintanata in casa senza uscire mai, arrivando a nutrirsi solo di merendine, biscotti e dolciumi vari. Passavano le loro giornate incollati al pc o agli schermi dei loro smartphone, senza riuscire a staccarsi mai.

L’intero nucleo familiare è stato colpito da quella che è conosciuta come “sindrome di Hikikomori”. La parola in giapponese significa “isolarsi”. Si tratta, infatti, di una dipendenza psichiatrica patologica che colpisce di solito gli adolescenti. [Qui un approfondimento su chi sono gli hikikomori in Italia]

Lui è un uomo di 40 anni, lei una donna di 43. I loro figli hanno uno 15 e una nove anni. Era lei a provvedere ad acquistare il cibo (dolciumi vari, niente di più) per l’intera famiglia. Questo perché solo la bambina negli ultimi due anni e mezzo varcava la soglia di casa. Andava a scuola, ma le sue condizioni erano pessime.

A far scattare l’allarme è stata proprio la salute della bambina. I suoi insegnanti hanno notato che la ragazzina arrivava in classe la mattina trasandata e le sue condizioni igieniche peggioravano giorno dopo giorno. La scuola a quel punto ha allertato i servizi sociali che si sono attivati scoprendo la famiglia di zombie.

A casa genitori e figli continuavano a giocare online ininterrottamente. Solo una manciata di pause al giorno, ma mai per sedersi attorno al tavolo a pranzare o cenare insieme. Anche le condizioni igieniche in cui versava la famiglia erano pessime: i quattro non si lavavano e anche la casa era ridotta a un immondezzaio.

I corpi dei quattro erano trascurati fino all’inverosimile. Gli operatori hanno scoperto i piedi pieni di piaghe, i corpi magri, denutriti e malridotti. Addirittura alcune ferite curate male che stavano degenerando.

Secondo quanto si legge ancora sul giornale, il 15enne ha rischiato di cedere al gioco-trappola del Blu Whale, che porta gli adolescenti a suicidarsi per sfida. La condizione psicologica del ragazzo era molto precaria. Anche fisicamente il giovane stava malissimo, tanto da dover iniziare delle sedute di fisioterapia per ricominciare a muovere gli arti. Il ragazzo è stato per così tanto tempo immobile che i suoi arti erano completamente anchilosati.

Nel corso dei due anni e mezzo i suoi piedi sono cresciuti, ma lui ha continuato a usare le scarpe vecchie, troppo piccole. Così i suoi piedi si sono deformati. Lui e la sorellina sono stati ora affidati a una casa famiglia che si prenderà cura di loro, accompagnati anche da un team di psicoterapeuti. Anche i genitori sono stati affidati a cure psichiatriche specialistiche: il percorso per uscire dalla dipendenza dal web è lungo, ma gli psicoterapeuti faranno di tutto per aiutarli.

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