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Che differenza c’è tra emoji ed emoticon

Non tutte le faccine e le graviche che vengono inserite nel testo sono uguali. Ecco la differenza

Di TPI
Pubblicato il 23 Set. 2016 alle 17:39
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Immagine di copertina

Spesso quando in un testo scritto inseriamo una faccina sorridente per enfatizzare una sensazione positiva, o una triste per enfatizzarne invece una negativa, non stiamo a far caso se abbiamo inserito un’emoji o un’emoticon, pensando magari che tra le due tipologie di immagini non vi sia alcuna distinzione. Ma in realtà non è così.

Vediamo allora qual è la differenza tra emoji ed emoticon.

L’emoticon è una rappresentazione grafica che viene realizzata usando solamente elementi di testo, quali punti, virgole, altri elementi della punteggiatura e lettere dell’alfabeto. Essa può ritrarre qualsiasi cosa, dalle celebri faccine felici e tristi realizzate con punti e parentesi ad altri elementi, anche a discrezione degli utenti.

Il primo a inserire le emoticon in un linguaggio comunicativo fu Scott Fahlman, un informatico della Carnegie Mellon University di Pittsburgh, in Pennsylvania,  che nel 1982 introdusse nelle comunicazioni informatiche interne le faccine “:-)” e “:-(“. A suo avviso, l’obiettivo era quello di fornire attraverso l’immagine informazioni sullo stato d’animo e sul tono dell’affermazione, non sempre facile da comprendere in un testo scritto.

Fu proprio questa sua intuizione a decretare il successo di queste immagini, che nel frattempo presero il nome di emotion icon, divenuto attraverso una crasi emoticon.

Differente è invece la storia delle emoji, che non furono introdotte da un singolo individuo intraprendente ma da un’azienda giapponese di comunicazioni, la NTT DoCoMo, che aveva notato negli anni Novanta una forte crescita dell’utilizzo di emoticon e, per questa ragione, decise di realizzare immagini che avessero lo stesso fine delle icone realizzate con i caratteri.

Nel 1998 nacquero così le emoji, alcune immagini usate per sostituire le parole e che raffigurano esattamente il significato dei vocaboli. Nonostante il termine emoji sia molto simile ad emoticon, la radice semantica è completamente differente, e viene dall’unione delle tre parole giapponesi “e” (immagine), “mo” (scrittura) e “ji” (carattere).

Diversamente dalle emoticon – che possono essere realizzate attraverso qualsiasi programma in grado di scrivere – , le emoji devono essere supportate da un software in grado di leggerle, altrimenti non possono essere visualizzate.

Con la diffusione della tecnologia a livello globale, emoji ed emoticon hanno visto aumentare notevolmente la loro diffusione. Per questo alla fine del 2015 il dizionario Oxford ha deciso di nominare parola dell’anno per la prima volta non una parola vera e propria, ma un’emoji.

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