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Una donna capace di gestire lavoro, casa e figli è già una grande manager

L’esperta di curriculum Michèle Favorite spiega alle donne come usare l’esperienza in famiglia per ottenere successo e ai giovani italiani come ricominciare a sognare

Di Alessia Laudati
Pubblicato il 8 Mar. 2017 alle 16:16
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Immagine di copertina

Michèle Favorite è una donna che sta cambiando il mondo. Perché come docente di comunicazione aziendale e relazioni pubbliche alla John Cabot University di Roma, insegna tutti i giorni ai giovani italiani come valorizzare le loro competenze in vista di un colloquio di lavoro.

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Con fermezza parla alle donne e dice loro di non nascondere le proprie esperienze di madri e di mogli quando compilano un curriculum. L’abbiamo incontrata in occasione dell’evento “Chi sono le donne che stanno cambiando il mondo? – HITalk WoW! Amore. Forza. Genialità”, che il 5 marzo ha celebrato il talento al femminile sul modello di conversazione delle classiche conferenze TED.

Hai detto pubblicamente no al curriculum europeo. Perché?

Sono contraria al CV europeo. È un formato che costringe tutti ad apparire allo stesso modo e non permette alle unicità delle varie persone di risaltare. È l’antitesi del CV di grande efficacia che deve permettere a ognuno di noi di fare risaltare le proprie capacità. Il CV europeo è una clonazione.

Esiste un CV al femminile? Come possono fare le donne per mettere in evidenza il loro essere donne, madri, oppure mogli?

Le donne di solito non amano mettere in mostra ciò che le rende particolari. Perché pensano che questo sia un punto di debolezza. È sbagliatissimo. Se una donna è capace di gestire allo stesso tempo, lavoro, figli, casa e famiglia è già di per sé una grande manager. È multitasking. E per questo deve comunicare questo intreccio di esperienze professionali e personali come valore aggiunto nel CV.

Le donne lo fanno?

Mai. E devono imparare. Al datore di lavoro non importa se si è donne o uomini. C’è bisogno di persone che aggiungano valore all’azienda. Se le esperienze personali di una donna le hanno permesso di sviluppare competenze in grado di portare valore a un’azienda, questo va evidenziato.

È un messaggio che si fa fatica a far passare in tutto il mondo oppure in Italia di più?

Si fa più fatica in Italia perché questa è una società dove la donna è vista soprattutto come un oggetto. E così cerca sempre di rispondere alle aspettative che la società ha su di lei. Il suo vero valore viene fuori di meno. In altri paesi è diverso. Basta vedere come si vestono le donne della televisione italiana. Sono sempre molto in mostra a livello di corpo, scollature, gonne. All’estero questo non avviene. C’è una certa serietà e professionalità che in Italia dovrebbe esistere di più. Le donne si devono preoccupare più di cosa sono e non di come appaiono.

Persino le donne propongono questa visione del mondo? L’attenuante è che spesso mancano gli strumenti per capire come comportarsi diversamente

Se l’Italia è un paese maschilista è anche colpa delle donne. Delle mamme e delle sorelle che fanno crescere gli uomini in ambienti dove ci sono determinati valori. È colpa delle donne per come si presentano ufficialmente e professionalmente. Se ogni donna reagisse a questo il maschilismo diminuirebbe.

Insegni a molti giovani italiani. È vero che non si accontentano di niente?

In tutte le società ci sono le persone pigre. Ma non penso che questo sia la media del ragazzo italiano. Il ragazzo italiano ha tanta voglia di fare ma si sente sconfitto in partenza e sopraffatto dalla difficoltà. E ha ragione. Ci sono ostacoli enormi. Anche perché nessuno aiuta questi ragazzi a capire come fare. I ragazzi italiani, rispetto agli studenti stranieri, non sognano. Quando chiedo al mio gruppo di studenti: “Quali sono i tuoi sogni professionali?”, i ragazzi italiani non lo sanno. Perché non hanno nessuno che li tenga per mano e dica loro cosa si può fare insegnando loro dieci cose in modo che possano poi proseguire da soli.

Almeno tre?

Primo di tutto che alla loro età bisogna sognare. Poi che fallire non è un problema. Sbagliare aiuta a farsi le ossa e a maturare. Infine le cose basilari, come si scrive un curriculum, come scrivere una lettera di presentazione, come individuare i settori in crescita, non ora, ma tra qualche anno.

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