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Decreto reddito di cittadinanza e quota 100: cosa sono e a che servono le clausole di salvaguardia

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Il governo ha approvato il decreto su reddito di cittadinanza e pensioni. Qui abbiamo spiegato cosa contiene il decreto, con tutti i dettagli su reddito di cittadinanza e quota 100. Come era stato previsto, all’interno del decreto sono state inserite le cosiddette clausole di salvaguardia. Si tratta di misure per garantire l’equilibrio dei conti, volute dalla Ragioneria Generale dello Stato.

Nella decreto si legge: “Nel caso in cui emerga il verificarsi di scostamenti [di spesa], anche in via prospettica, rispetto alle previsioni è prevista una riduzione degli stanziamenti iscritti nello stato di previsione del Ministero competente”.

Nella legge di bilancio 2019 sono stati stanziati 7 miliardi di euro per il reddito di cittadinanza e 4 miliardi per quota 100. In caso di sforamento del budget, in un primo momento le spese “extra” ricadono sul budget del ministero competente, ovvero quello del lavoro.

Se lo sforamento dovesse andare ancora oltre, in quel caso è previsto lo stop alla misura per “assicurare il rispetto dell’articolo 81 della Costituzione, che assicura l’equilibrio tra le entrate e le spese del bilancio”.

Nel 2019 il ministero del Tesoro controllerà ogni due mesi le domande che arriveranno all’Inps, per assicurarsi che l’erogazione dei redditi di cittadinanza non sfori i 7 miliardi messi a budget. Dal 2020 il controllo sarà trimestrale. Nel caso di sforamento dovuto a un numero troppo alto di domande, l’erogazione del sussidio verrebbe immediatamente sospesa, ed entro un mese verrebbe “rimodulato l’ammontare del beneficio”.

Le clausole di salvaguardia hanno destato critiche nell’opposizione: “Se i numeri su reddito di cittadinanza e quota 100 non saranno rispettati scatteranno tagli: si chiamano clausole di salvaguardia e sono illegittime. Vediamo il testo che arriverà in Parlamento, ma non consentiremo di firmare altre cambiali sulla pelle degli italiani”, ha detto il dem Francesco Boccia.

Quota 100 in breve

Il nuovo meccanismo di anticipo pensionistico in sperimentazione per il prossimo triennio – quindi fino al 2021 – prevede la possibilità di uscita dal lavoro con 62 anni di età e 38 di contributi versati. I primi assegni con Quota 100 dovrebbero incassarli i dipendenti privati a partire dal 1° aprile 2019: sono previste infatti, dal momento in cui vengono maturati i requisiti per la pensione, delle finestre mobili di tre mesi per i dipendenti del settore privato e di sei mesi per quelli del pubblico.

Tutti quei lavoratori che sceglieranno di andare in pensione con Quota 100, inoltre, dovranno rispettare per cinque anni il divieto di cumulo tra pensione e altri redditi: il massimo consentito è di 5 mila euro annui netti. Questo periodo di divieto, in sostanza, si riferisce all’intervallo di tempo tra la maturazione dei requisiti per Quota 100 e quelli per la pensione di vecchiaia. Qui tutti i dettagli.

Reddito di cittadinanza in breve

Il reddito di cittadinanza è la proposta simbolo del Movimento Cinque Stelle, il cavallo di battaglia in campagna elettorale e una delle priorità dell’agenda del governo giallo-verde.

Il contributo da 780 euro, secondo quanto è stato annunciato, dovrebbe essere caricato sul circuito bancomat.

La misura, che inizialmente doveva essere finanziata da 9 miliardi, dopo le trattative con l’Ue sarà coperta da 7 miliardi, di cui un miliardo per il rafforzamento dei centri per l’impiego. Qui i dettagli.

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