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Cosa sta succedendo al Monte dei Paschi di Siena

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Il no della Banca centrale europea alla proroga chiesta per completare l’aumento di capitale di Mps lascia l’Italia con l’unica opzione della ricapitalizzazione pubblica

Il consiglio di vigilanza della Banca centrale europea (Bce) ha respinto venerdì 9 dicembre la richiesta del Monte dei Paschi di Siena (Mps) di prorogare i tempi per dare esecuzione all’aumento di capitale fino a 5 miliardi di euro, lasciando l’Italia con l’unica opzione della ricapitalizzazione pubblica.

La banca e il governo vogliono evitare di imporre perdite forzate ad alcuni creditori, come richiesto dalle nuove regole europee sui salvataggi degli istituti di credito. La notizia è stata diffusa da Reuters, citando fonti finanziarie. La Bce e il ministero dell’Economia non hanno commentato.

Mps, la terza banca italiana per capitale, aveva chiesto alla Bce una proroga fino al 20 gennaio, rispetto alla scadenza fissata al 31 dicembre, per tentare un’operazione di mercato. La Bce è riluttante a offrire a Mps più tempo per risolvere i suoi problemi, che sono emersi per la prima volta durante gli stress test fatti nel 2014 da Francoforte per verificare la salute delle banche europee e sono stati confermati dalle analisi fatte nell’estate 2016.

La decisione in ogni caso espone la Bce all’accusa di voler togliere la spina all’istituto di credito, minando la credibilità del suo piano di salvataggio e facendo potenzialmente scattare un deflusso dai depositi, che causerebbe perdite tra i creditori.

Tuttavia la Bce è convinta che se la crisi di Mps – che negli ultimi quattro anni ha già bruciato 8 miliari di capitale – non sarà affrontata, potrebbe allargarsi all’intero sistema bancario.

I governi non sono intervenuti perché questo avrebbe comportato perdite per i piccoli creditori che hanno acquistato i titoli della banca, con evidenti ricadute elettorali.

Adesso che la richiesta è stata respinta, il governo è costretto ad agire immediatamente. Il vuoto di potere creato dalle dimissioni di Matteo Renzi, con un esecutivo in carica per l’ordinaria amministrazione, complica ancora di più il quadro.

Le speranze di un intervento privato sembrano affievolirsi. Le banche che devono decidere se sostenere l’aumento di capitale, guidate da JPMorgan e Mediobanca, si consulteranno di nuovo dopo aver sospeso la decisione a inizio settimana.

Gli investitori, incluso il Qatar Investment Authority, che potrebbe partecipare con 1 miliardo, sono riluttanti a impegnarsi fino a che non sapranno quale governo succederà a Renzi e se la possibilità di elezioni anticipate è reale.

Secondo quanto riferito da alcune fonti a Reuters martedì 6 dicembre, il governo potrebbe sostenere l’aumento di capitale per 2 miliardi, cifra che gli darebbe il controllo della banca e potrebbe convincere altri investitori a partecipare.

Roma intende proteggere i 40mila risparmiatori che hanno bond subordinati Mps e il piano allo studio prevede l’acquisto, e la successiva conversione, di questi titoli. Non è chiaro al momento se l’Unione europea permetterà una soluzione di questo tipo.

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