Bari, sequestrata la sede di Casapound: 35 indagati. “Aggressioni e ricostruzione del partito fascista”

Di TPI
Pubblicato il 11 Dic. 2018 alle 12:36 Aggiornato il 11 Dic. 2018 alle 15:09
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Immagine di copertina
Credit: Facebook/Eleonora Forenza; Afp/Massimiliano Ferraro/NurPhoto

A Bari è stata sequestrata la sede locale di Casapound. È lì che sarebbe stato organizzato il “raid” ai danni dei militanti antifascisti durante la manifestazione dello scorso 21 settembre.

Il sequestro nasce al termine di un’indagine della Digos, coordinata dal procuratore aggiunto Roberto Rossi, nell’ambito della quale sono indagate trentacinque persone.

Sequestrata sede Casapound | L’inchiesta

Tra i reati contestati l’apologia del fascismo e, soprattutto, l’aggressione, con lesioni, ai danni di almeno quattro persone.

L’inchiesta era partita in seguito alla denuncia di alcuni partecipanti al corteo del 21 settembre, tra i quali l’eurodeputata Eleonora Forenza (nella foto a sinistra), aggrediti alla fine del corteo in via Crisanzio, a poca distanza dalla sede di Casapound.

L’esame dei filmati delle telecamere di videosorveglianza installate nella zona ha consentito di ricostruire l’aggressione, alla quale avrebbero partecipato 16 esponenti dell’organizzazione di estrema destra.

Le vittime – alcune delle quali non hanno denunciato – erano state aggredite a mani nude e con delle cinghie ed avevano riportato diverse lesioni.

Il sequestro “preventivo” della sede del movimento Casapound come disposto dal GIP del Tribunale di Bari su richiesta della Procura della Repubblica di Bari, è stato eseguito dalla Digos della Questura di Bari.

Sequestrata sede Casapound | Le accuse

Sono 30 i militanti di Casapound, di cui 2 minorenni, indagati per la violazione della legge Scelba. In 10 sono inoltre ritenuti responsabili di lesioni aggravate in concorso.

Tra gli indagati ci sono anche 5 militanti del locale centro sociale “Ex Caserma Liberata” per violenza e minacce nei confronti di pubblici ufficiali appartenenti alle forze dell’ordine.

Gli attivisti antifascisti, secondo l’accusa, “appresa la notizia dell’aggressione, con il fine di raggiungere la sede di Casapound, non avevano esitato ad aggredire, a loro volta, le forze di polizia intervenute”.

Nella sede di Casapound, durante le perquisizioni, sono stati trovati alcuni oggetti utilizzati per l’aggressione, tra cui dei manubri da palestra “indicati, dalle stesse vittime, in possesso degli aggressori”.

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