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Cosa sta succedendo al comune di Roma

Tra dimissioni e indagini, per la prima volta a poco più di due mesi dall'elezione la giunta di Virginia Raggi affronta una crisi. Ecco cosa sta succedendo

Di TPI
Pubblicato il 5 Set. 2016 alle 17:38
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Immagine di copertina

Il 19 giugno 2016 Virginia Raggi, candidata del Movimento Cinque Stelle, veniva eletta sindaco di Roma al ballottaggio con un consenso che costituisce un record nella storia elettorale di Roma: il 67 per cento.

Quel consenso e quelle aspettative di cambiamento che i romani hanno riposto nell’avvocato 38enne sembrano, dopo poco più di due mesi dalla sue elezione, più lontani che mai, in seguito a una serie di dimissioni e di diversi problemi che hanno colpito la sua giunta. Problemi che secondo alcuni possono essere agevolmente superati mentre per altri rischiano di compromettere in maniera determinante l’operato di Virginia Raggi.

Ma andiamo a vedere costa sta succedendo, di preciso, nella giunta comunale di Roma.

LA GIORNATA DELLE DIMISSIONI

Nella tarda serata del 31 agosto, hanno rassegnato le dimissioni l’assessore al Bilancio Carlo Minenna e il capo di gabinetto Carla Romana Raineri, mentre il giorno successivo hanno abbandonato il proprio incarico i vertici di Atac, l’azienda municipalizzata del comune che gestisce i trasporti urbani, a partire dal suo direttore Marco Rettighieri, e il numero uno dell’Ama – l’azienda che invece gestisce i rifiuti – Alessandro Solidoro.

Il primo caso è dunque quello di Carla Romana Raineri, nominata capo di gabinetto poco dopo le elezioni dopo che Daniele Frongia e Raffaele Marra, nominati in coppia, erano stati rimossi dal detto incarico per dubbi di compatibilità con la legge per il ruolo del primo, che era stato consigliere comunale nella consiliatura precedente.

Secondo quanto spiegato dalla Raggi in un post su Facebook, la Raineri avrebbe lasciato in seguito a un parere richiesto dal comune all’Autorità nazionale anticorruzione (Anac) per sapere se la nomina era avvenuta nel rispetto delle regole. La Raggi avrebbe parlato del fatto che la nomina della Raineri sarebbe avvenuta secondo l’articolo 110 del Testo unico sugli enti locali (Tuel) quando invece, secondo l’Anac, avrebbero dovuto fare riferimento al 90.

Intorno alla nomina della Raineri si erano sollevate alcune polemiche per via dello stipendio particolarmente elevato pari a 193mila euro l’anno, ed è proprio di questo che parlano i due articoli del Tuel: il 110 – quello improprio – autorizza uno stipendio così alto, cosa che invece non è contemplata nel 90. E secondo l’Anac la nomina del capo di gabinetto andava fatta secondo quest’ultimo.

Tuttavia, Carla Romana Raineri ha lasciato intendere in una dichiarazione che le sue dimissioni non sono da imputarsi a questioni legate allo stipendio, suggerendo che la ricostruzione fatta da Virginia Raggi non corrisponda alle reali ragioni delle dimissioni. “Credevo di essere stata chiamata per garantire la legalità. La verità è tutt’altra. Spiegherò presto le mie ragioni” ha riferito la Raineri con una frase sibillina.

Le dimissioni dell’assessore al Bilancio Marcello Minenna risultato una naturale conseguenza di quelle del capo di gabinetto, dal momento che proprio Minenna aveva portato avanti la proposta della Raineri per quell’incarico.

Dopo queste dimissioni, anche l’amministratore unico di Atac Armando Brandolese e il direttore generale dell’azienda Marco Rettighieri hanno rassegnato le dimissioni. I due, in realtà, avevano già manifestato la loro rottura con il Campidoglio con una lettere pochi giorni prima in cui Rettighieri criticava la gestione dei trasporti da parte della giunta.

Meno nell’aria erano invece le dimissioni dell’amministratore unico di Ama, Alessandro Solidoro, che diversamente dai vertici di Atac era stato nominato dall’attuale giunta capitolina. La sua scelta di lasciare era invece strettamente legata alle dimissioni di Minenna, che lo aveva voluto alla guida dell’azienda che gestisce i rifiuti.

In poche parole, la giunta di Virginia Raggi ha dovuto affrontare nelle 24 ore tra il 31 agosto e il primo settembre le dimissioni di cinque persone con incarichi amministrativi e dirigenziali. Una cifra molto alta se si pensa che attualmente Roma è governata da una giunta formata da un solo partito e che non ci sono state scissioni o cambi di maggioranza, né problemi con la giustizia da parte della giunta.

IL CASO MURARO

Già all’inizio di agosto, quando era da pochissimo stata nominata assessore all’Ambiente, Paola Muraro aveva fatto discutere. Era infatti emerso come esistesse un’intercettazione tra lei – all’epoca dirigente di Ama – e Salvatore Buzzi, capo della Cooperativa 29 giugno e ora sotto processo per associazione a delinquere di stampo mafioso nell’ambito del processo su Mafia Capitale.

Un’intercettazione che non ha alcuna rilevanza penale ma che dimostra come la Muraro avesse un ruolo importante in Ama, un fatto che va in controtendenza con i cambiamenti radicali rispetto al passato annunciati da Virginia Raggi in campagna elettorale e appena insediata.

Ora però il caso Muraro si è ampliato di un nuovo capitolo. Il 4 settembre è infatti stato reso noto che l’assessore sarebbe da mesi indagata dalla Procura di Roma. Dopo che inizialmente l’assessore aveva detto di non saperne nulla, il 5 settembre, sentita dalla commissione parlamentare sulle ecomafie, ha dichiarato di essere a conoscenza di questo fatto già dal 18 luglio.

Paola Muraro sarebbe indagata già da aprile per gestione di rifiuti non autorizzata.

Ricevere un avviso di garanzia non implica in maniera alcuna la colpevolezza di chi lo riceve, ma il Movimento Cinque Stelle ha sempre fatto vanto di fare una politica pulita, invitando sempre alle dimissioni chiunque venisse indagato.

A questo si aggiunge il fatto che Paola Muraro avrebbe saputo da tempo di essere sotto inchiesta da parte della procura di Roma. Non è quindi chiaro se abbia tenuto questa notizia esclusivamente per sé o ne fossero al corrente altri membri della giunta.

LA NOMINA DI DE DOMINICIS

Rimasta senza Minenna, Virginia Raggi ha nominato il 4 settembre un nuovo assessore al Bilancio, individuato nella figura del giudice della Corte dei conti Raffaele De Dominicis.

Il neoassessore è stato intervistato dal Corriere della Sera, cui ha detto che a contattarlo per la nomina è stato “un amico, l’avvocato Sammarco”. Si tratta di Pieremilio Sammarco, l’avvocato presso il cui studio Virginia Raggi ha svolto il praticantato. Lo studio Sammarco vanta inoltre amicizie con noti esponenti di Forza Italia, con i quali ha lavorato, difendendo Silvio Berlusconi, Cesare Previti e Marcello Dell’Utri.

Questa influenza di uno studio legale – peraltro vicino a un partito diverso dal Cinque Stelle e dal quale il movimento tiene ad avere le distanze – sulla giunta della Raggi ha creato ulteriori polemiche in questi giorni.

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