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Chi sono i due responsabili dell’omicidio del vicebrigadiere Mario Rega Cerciello

Di Lara Tomasetta
Pubblicato il 27 Lug. 2019 alle 12:03 Aggiornato il 27 Lug. 2019 alle 12:15
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Immagine di copertina

Carabiniere ucciso Roma: ecco chi sono gli americani responsabili dell’omicidio

“Sono stato io” avrebbe detto il ventenne statunitense con i capelli mesciati che viene da una famiglia facoltosa. Le indagini vanno avanti per chiarire alcuni nodi ancora da sciogliere come le modalità e le finalità del furto della borsa sottratta a un cittadino a Trastevere che ha innescato l’operazione in cui è morto il carabiniere Mario Rega Cerciello. (Qui una ricostruzione completa della vicenda).

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Ma ora c’è il fermo di due persone: si chiamano Christian Gabriel Natale Hjorth ed Elder Finnegan Lee, e sono i 2 americani responsabili dell’omicidio del vicebrigadiere . Hanno 19 e 20 anni. Il loro fermo per omicidio volontario e tentata estorsione è arrivato al termine di un lungo interrogatorio in cui uno dei due ha confessato di aver affondato per almeno 8 volte la lama di un coltello nel corpo del carabiniere di 35 anni nella notte a cavallo tra il 25 e 26 luglio scorsi in pieno centro.

I due sono stati fermati in un hotel di lusso di Roma.

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Da una prima ricostruzione, sembrerebbe che i due americani fossero andati a Trastevere in cerca di droga. Quando si sono accorti che la sostanza acquistata era semplice aspirina hanno rubato la borsa del pusher, con dentro il cellulare, nel tentativo di recuperare i soldi.

L’uomo ha quindi contattato i due chiamando il suo numero di telefono per avere indietro la borsa e anche i carabinieri per comunicare che era stato scippato e che si era accordato con i due americani per la restituzione della borsa. All’orario stabilito i due carabinieri, in borghese, si sono recati in via Pietro Cossa.

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Lì hanno incontrato i ragazzi con i quali è scoppiata una violenta colluttazione durante la quale il vice brigadiere è stato ferito a morte. Si tratta di una prima versione che dovrà essere verificata attentamente per chiarire alcune lacune a partire dal perché uno spacciatore decida di contattare i carabinieri per denunciare di essere stato derubato.

Gli indizi di colpevolezza, raccolti dai carabinieri sono “gravi e concordanti” e si avvalgono di numerose testimonianze. Nella stanza d’albergo sarebbe stata ritrovata l’arma dell’efferato delitto, un coltello, e gli indumenti sporchi di sangue. Lo zainetto invece sarebbe stato trovato fuori dall’hotel. I due giovani statunitensi, che avevano già pronto il biglietto aereo per rientrare ieri sera negli Stati Uniti, sono stati trasferiti nel carcere di Regina Coeli.

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