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La cannabis terapeutica per Fabrizio Pellegrini è ancora un’utopia

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L'uomo abruzzese di 47 anni è malato di fibromialgia ed è indigente. Dopo mesi di carcere è ai domiciliari per aver tentato di coltivare alcune piantine per curarsi

Fabrizio Pellegrini ha 47 anni, vive in provincia di Chieti e l’8 giugno del 2016 è stato arrestato per aver tentato di coltivare alcune piantine di cannabis. La definizione precisa è “presunto tentativo di coltivazione di cannabis”, poiché, come spiega stesso Fabrizio a TPI, le piante erano ancora allo stato di germogli.

L’uomo aveva cominciato a coltivarle per provare a lenire il dolore, insopportabile, che gli provoca la fibromialgia.

La fibromialgia è una patologia caratterizzata da dolore muscolare cronico, diffuso, fluttuante e migrante, associato a rigidità, astenia, insonnia o disturbi del sonno.

Per ovviare ai dolori provocati da questa malattia, l’Asl locale ha certificato la necessità di una terapia a base di cannabinoidi dal costo di 500 euro al mese, ma Fabrizio è indigente (anche a causa della fibromialgia che ostacola la sua possibilità di lavorare) e non può permettersi anche questo costo. Per lui la regione Abruzzo non ha mai attivato il fondo, 50mila euro, previsto da una legge regionale.

“Fin da bambino ho allergie certificate ai farmaci cortisonici, agli antidolorifici e un’asma bronchiale che però sta andando via”, ha spiegato, “l’utilizzo dei cannabinoidi è necessario”.

Fabrizio è uscito dalla prigione di Chieti nell’ottobre del 2016, dopo due mesi di detenzione, e da cinque sta scontando la pena dei domiciliari presso un alloggio fornito da parroci e diaconi di Crevalcore, una località in provincia di Bologna.

L’uomo non sa dire quanto ancora dovrà scontare, sta aspettando il terzo grado di giudizio e secondo quanto spiega a TPI “dovrebbero mancare due anni di domiciliari, ma la pena potrebbe essermi ridotta della metà”.

Per curarsi Fabrizio sta ancora aspettando la richiesta di ottemperanza da parte dell’ospedale di Chieti per ottenere la cannabis gratuitamente, ma la procedura, stando a quanto riferisce lui stesso “è molto lenta e gli avvocati stanno lavorando per verificare se esista un’operazione di abuso che ne impedisce il consenso”. 

Nel frattempo è costretto a procurarsi la cannabis terapeutica a pagamento, grazie anche al sostegno economico di alcuni amici e difensori.

Tra i suoi sostenitori ci sono Andrea Trisciuoglio del partito dei Radicali italiani e segretario dell’associazione LaPiantiAmo, affetto da sclerosi multipla che in passato sospese la sua terapia a base di cannabinoidi come forma di protesta per chiedere la scarcerazione di Pellegrini. Insieme a lui Norberto Guerriero e Rita Bernardini, ex segretaria dei Radicali italiani.

Andrea Trisciuoglio racconta a TPI che la vicenda di Fabrizio ha “destato un certo scalpore nell’opinione pubblica e ancora oggi ci si domanda come mai una persona che dovrebbe essere sostenuta nel trattamento della malattia venga di fatto abbandonata a se stessa”.

A luglio del 2016 era entrato in discussione alla Camera dei deputati un testo di legge che promuoveva la legalizzazione del consumo della cannabis, e che prevedeva anche delle semplificazioni per l’uso della cannabis a scopo terapeutico. Non ultimo, nella proposta di legge era anche contenuta la possibilità di autocoltivazione: fino a un massimo di 5 piante di cannabis di sesso femminile, in forma sia individuale, che associata. Il disegno di legge è stato bloccato dalle migliaia di emendamenti presentati dalla maggioranza del governo che ne hanno impedito l’approvazione. 

Il caso di Fabrizio che attende ancora l’approvazione per l’uso gratuito dei farmaci cannabinoidi torna molto attuale in questi primi giorni del 2017. 

È proprio in questo periodo, infatti, che è cominciata ufficialmente la distribuzione della cannabis prodotta in Italia dallo stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze, come da accordi firmati il 18 settembre 2014 tra il ministro della Salute e il ministro della Difesa e poi sanciti dal decreto ministeriale del 9 novembre 2015. Una scelta storica che sancisce, almeno in parte, l’indipendenza italiana dall’importazione di cannabinoidi dall’estero.

La vendita vera e propria dovrebbe cominciare il 9 gennaio e la cannabis sarà distribuita dallo stabilimento chimico farmaceutico militare direttamente alle farmacie. I primi 20 chilogrammi prodotti e immessi sul mercato – come precisato da una nota del ministero della Salute – costeranno 6,88 euro al grammo, più Iva al 22 per cento.

— LEGGI ANCHE: Che cos’è la cannabis terapeutica e perché adesso è possibile acquistare quella italiana

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