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Pensioni, ecco perché il governo ha deciso di tagliare le buste arancioni dell’Inps

Stop alle buste arancioni e alle altre comunicazioni postali dell'Inps ai contribuenti. Il taglio, di quasi 800 mila euro, serve per pagare gli stipendi ai cinque nuovi consiglieri Inps

Di Giulia Angeletti
Pubblicato il 19 Feb. 2019 alle 07:00 Aggiornato il 27 Feb. 2019 alle 15:41
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BUSTE ARANCIONI INPS PENSIONI – Stop alle buste arancioni, quelle con cui l’Inps informava i lavoratori su quando e con che assegno potevano andare in pensione. L’indiscrezione del quotidiano La Stampa è stata infatti confermata da fonti vicine all’istituto di previdenza, le quali sono state ascoltate da Fanpage.it.

La motivazione è che le risorse con cui si procedeva all’invio delle buste verranno ora impiegate per gli stipendi del nuovo consiglio di amministrazione dell’Inps voluto dall’esecutivo giallo-verde. Il governo, infatti, ha voluto procedere con una riforma della governance sia dell’Inps che dell’Inail, la quale prevede oltre al presidente l’aggiunta di altri cinque membri come consiglieri.

D’altronde, i soldi per pagarli bisognava trovarli da qualche parte e l’esecutivo ha deciso di reperire le risorse con un taglio alle comunicazioni per i contribuenti. Questo taglio è stato inserito nella relazione tecnica relativa al “decretone” su pensioni e reddito di cittadinanza, dove all’articolo 25 si parla proprio della riforma che tocca l’istituto di previdenza ed è specificato che gli stipendi dei nuovi cinque membri del consiglio non possono comportare “nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica”.

Nella ricerca, quindi, delle risorse per questi stipendi, si è deciso di procedere con una “riduzione strutturale” delle spese di funzionamento dell’ente e con il taglio delle comunicazioni postali.

Tale taglio farà risparmiare 800 mila euro solo nel corso del 2019, ma questa cifra, in realtà, potrebbe non essere sufficiente per pagare gli stipendi ai consiglieri. Questi andrebbero a percepire 240 mila euro a testa, una cifra molto al di sopra dell’attuale stipendio di Tito Boeri, il presidente dell’istituto di previdenza, il quale è di 103 mila euro annui.

Buste arancioni Inps pensioni | Chi verrà penalizzato dal mancato invio

Il taglio alle risorse per l’invio delle buste arancioni andrà a penalizzare chi percepisce normali pensioni di vecchiaia; chi ha fatto domanda per Quota 100, infatti, non verrà toccato da questa “mancanza” poiché si tratta di una nuova misura e il calcolo per l’assegno viene eseguito a monte.

Un pensionato – o uno che si appresta a diventarlo – non potrà in tal modo verificare la differenza di importo sull’assegno tra Quota 100 e pensione di vecchiaia; ad ogni modo, coloro che sono in possesso del pin previdenziale, potranno sempre calcolare la propria pensione nella sezione del portale “La mia pensione futura”. I destinatari delle buste arancioni, infatti, erano soltanto quelli privi di pin dispositivo che, a questo punto, saranno i contribuenti maggiormente danneggiati dal taglio.

Anche perché, come evidente, sono pochi gli ultrasessantenni in grado di usare un dispositivo elettronico, e questa era la ragione per cui non si era mai proceduto a un taglio delle buste arancioni. Che poi, infine, non sono le uniche protagoniste di questo taglio operato dal governo: cesseranno tutte le comunicazioni postali che vengono inviate a lavoratori, pensionati e invalidi.