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“Napoli e i napoletani vanno bruciati”: il cartello shock in azienda a Pomigliano

Di Lara Tomasetta
Pubblicato il 12 Lug. 2019 alle 10:11 Aggiornato il 12 Lug. 2019 alle 10:27
Immagine di copertina

Bruciare napoletani cartello Pomigliano | Ci sono voluti alcuni giorni prima che la notizia venisse allo scoperto, eppure le frasi che i dipendenti della Tiberina di Pomigliano d’Arco, un’azienda dell’indotto Fiat, hanno dovuto leggere sui monitor aziendali non erano poi così leggere: “Bisogna bruciare tutto: Napoli, tutti i napoletani e i loro rifiuti anche perché i napoletani sono un rifiuto”.

L’episodio si è verificato qualche giorno fa ed è saltato agli onori della cronaca quando l’immagine dello stesso monitor è rimbalzata in rete sui social network.

L’autore del gesto, sarebbe il “manager plant” della Tiberina. Sul quotidiano il Mattino che lo ha intervistato scrivono che abbia una severa inflessione dialettale che passa dalla cadenza gaetano-romanesca a quella ciociara. Perchè pare che risieda a Gaeta da anni. Di napoletano nulla più oramai.

“Ho letto il messaggio che ho trasmesso sui monitor in rete e l’ho fatto seguire dagli hashtag #iononcisto e #bisognareagire. Si tratta di una strategia motivazionale, di un modo per spronare i dipendenti”.

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Il gesto si è reso necessario, secondo il direttore dell’azienda, in seguito a ripetuti episodi in cui i lavoratori si distraevano sul posto di lavoro e lasciavano l’impianto in condizioni di degrado.

La Fiom è insorta e ritiene inaccettabile l’episodio che si è verificato nella fabbrica di Pomigliano. Il sindacato ha messo in piedi delle iniziative di protesta, come il blocco della linea di produzione per un’intera notte. Ma adesso chiede il licenziamento del direttore.

Il sindacato inoltre chiede le scuse da parte del direttore dell’impianto e ricorda che nell’azienda non è presente l’aria condizionata e che la scritta sui monitor era comparsa proprio dopo una protesta di un’ora sull’argomento.

Secondo quanto riporta il quotidiano napoletano, il direttore ha respinto le accuse di razzismo, sostenendo con forza che la sua iniziativa è stata causata da “vari episodi” di distrazione sul lavoro e degrado, con sale ricreative lasciate sporche. La Fiom però pretende scuse ben più sentite e denuncia che l’azione del direttore denota soltanto incapacità.

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