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Autostrade per l’Italia contro il governo: “Ci usano come un bancomat, campagna mediatica ostile”

Di Laura Melissari
Pubblicato il 28 Dic. 2018 alle 08:35
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Immagine di copertina

La società Autostrade per l’Italia accusa il governo di averla trasformata in un “bancomat” e di aver messo in atto una vera e propria campagna mediatica ostile. A 4 mesi dal crollo del ponte Morandi di Genova, la società si scaglia contro il governo, sostenendo che siano state violate le leggi nazionali, la Costituzione e le norme europee.

La società ha fatto ricorso al Tar Liguria, chiamando in giudizio il presidente del Consiglio, il ministro Toninelli e il commissario per la ricostruzione Bucci. Nel ricorso, di 40 pagine, Autostrade per l’Italia chiede al tribunale amministrativo di annullare quattro provvedimenti: quello con cui il premier Conte ha nominato il sindaco di Genova, Marco Bucci, commissario straordinario, e altri 3 provvedimenti dello stesso Bucci con cui sono state stabilite le regole per l’affidamento dei lavori.

Autostrade aveva già annunciato che il suo ricorso non avrebbe voluto “determinare alcun ritardo ovvero ostacolare le attività di demolizione e ricostruzione”, e quindi non chiede al Tar provvedimenti sospensivi.

Tuttavia la società procede al ricorso per tutelare “diritti e interessi anche patrimoniali degli azionisti, inopinatamente coartati”, e “l’onorabilità delle migliaia di propri dipendenti”.

La società ha inoltre lamentato una “ingiustificata e ingiusta lesione dei propri diritti”, e accusa il governo di aver esternato, in assenza di qualsiasi accertamento di responsabilità, intenti palesemente sanzionatori.

L’accusa è quella di aver preceduto gli accertamenti dell’autorità giudiziaria, e di avere “condannato” la società senza che i giudici stabilissero una responsabilità certa. Società Autostrade sostiene inoltre che parte della responsabilità del crollo sia anche del ministero.

Richiamandosi al testo della concessione sottoscritta nel 2007 e approvata con legge del 2008, l’azienda rivendica che “tutte le attività inerenti la demolizione e la ricostruzione del ponte rientrano tra quelle comprese nell’esclusivo perimetro della concessionaria”, che ha “il diritto e l’obbligo di provvedere alla riparazione tempestiva”.

Il governo ha però compromesso questo diritto e questo obbligo impedendo ad Autostrade di demolire e ricostruire il ponte, e di partecipare ai lavori delle altre imprese. Ma allo stesso tempo la società è obbligata a coprire tutti i costi.

Nel ricorso di Autostrade si legge che la società ha lavorato e presentato un progetto per il nuovo ponte, che prevedeva 9 mesi di lavoro, rivendicando di essere “il soggetto sicuramente più qualificato e più celere per la ricostruzione”. Ma sia il ministro delle Infrastrutture Toninelli che il commissario Bucci non hanno dato riscontro al progetto.

Nel ricorso viene sollevata la violazione di dieci articoli della Costituzione, di quattro del trattato fondativo dell’Ue e di uno della Carta Ue dei diritti fondamentali. Il commissario straordinario viene definito “un mostro giuridico cui è stata attribuita la possibilità di violare senza limitazioni la pressoché totalità delle leggi”.

In sostanza, la società Autostrade, sostiene di essere stata utilizzata come bancomat per pagare alla cieca qualsiasi importo verrò chiesto dal Commissario, ma senza poter intervenire nei lavori di demolizione e ricostruzione.

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