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Assolti due presunti scafisti: i trafficanti li avevano costretti con minacce a guidare il barcone

Un giudice di Palermo ha contestato anche le testimonianze degli altri profughi perché contraddittorie, si sospetta rilasciate per ottenere il permesso di soggiorno

Di TPI
Pubblicato il 9 Set. 2016 alle 16:11
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Immagine di copertina

Un giudice di Palermo ha assolto mercoledì 7 settembre due uomini accusati di essere scafisti e di omicidio, sostenendo che avrebbero accettato di pilotare il gommone, carico di altri migranti come loro, sotto la minaccia di essere uccisi.

È stata dunque applicata la discriminante dello “stato di necessità”, che ha scagionato i due giovani, provenienti dalla Gambia e dal Senegal.

Nei tribunali italiani ci sono centinaia di casi simili e la decisione potrebbe rappresentare un precedente storico, ha fatto notare l’avvocato difensore dei due uomini.

I due erano accusati di traffico di esseri umani e di omicidio plurimo. I fatti contestati risalgono al luglio del 2015, quando la barca pilotata dai due uomini affondò nel canale di Sicilia e nel naufragio morirono 12 migranti. Gli altri furono salvati da una nave dalla Guardia Costiera e i due uomini furono arrestati.

I pm avevano chiesto l’ergastolo, ma il giudice ha sconfessato in pieno la ricostruzione dell’accusa e ha accolto la tesi secondo cui i trafficanti libici, per evitare l’arresto di uomini delle loro organizzazioni, ricorrono a minacce e pesanti intimidazioni nei confronti dei passeggeri per costringerli a pilotare le imbarcazioni. Rifiutarsi significherebbe sicuramente la morte per mano dei trafficanti.

In Italia sono stati arrestati circa 800 sospetti scafisti negli ultimi dodici mesi e altri 700 nei precedenti dodici. Ma spesso la storia è sempre la stessa, come ha spiegato l’avvocato Cinzia Pecoraro all’agenzia Reuters. Gli scafisti caricano i migranti sui barconi, avviano i motori e li accompagnano nella parte iniziale del viaggio. Quando sono in mare aperto abbandonano la nave e minacciano di uccidere i guidatori scelti a caso se faranno ritorno in Libia.

Un altro problema riguarda le testimonianze dei profughi salvati. Collaborare con gli inquirenti concede il beneficio non secondario di ottenere il permesso di soggiorno per motivi di giustizia e in molti casi le testimonianze al vaglio dei giudici sono risultate contraddittorie, come nel caso dei due uomini scagionati.

L’Italia è la prima linea dell’Europa nella peggior crisi di migranti dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. Secondo i dati del ministero dell’Interno, più di 93mila persone hanno raggiunto le coste italiane nel 2016.

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