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Gli mancano 2 mesi alla pensione: agente punito perché alla pistola mancano 4 rondelle

Andrea Turolla è un agente del penitenziario di Como, che, alla vigilia del pensionamento si è visto

Di Cristiana Mastronicola
Pubblicato il 2 Mar. 2019 alle 20:59 Aggiornato il 2 Mar. 2019 alle 21:07
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Immagine di copertina

“In 34 anni di servizio ho ricevuto due encomi e mai un reclamo” e invece ora l’agente penitenziario Andrea Turolla, a due mesi dalla pensione, è stato colpito da un provvedimento disciplinare per la mancanza delle rondelle alla sua Beretta.

La storia, che ha dell’incredibile, arriva da Como. “Ho lavorato con i terroristi Mambro e Fioravanti e questo carcere l’ho visto aprire: finire così la mia carriera è una macchia inaccettabile”, ha detto incredulo l’uomo. La sua carriera, oggi, è ridotta a quelle quattro rotelline mancanti.

Prima di salutare definitivamente il luogo in cui ha prestato servizio per anni e anni, l’agente Turolla, come da prassi, ha restituito l’arma. In armeria, però, qualcosa non tornava: dalla Beretta dell’agente mancavano le piccole ghiere in metallo posizionate all’interno del calcio della sua pistola.

Sebbene la mancanza di quelle quattro rotelline non comprometta in alcun modo il meccanismo dell’arma, Turolla si è visto infliggere la misura disciplinare della censura sul foglio matricolare. Un fatto che sulla fine di una carriera impeccabile lunga 34 anni pesa come un macigno.

Secondo quanto si legge sul verbale dell’11 gennaio scorso, consegnare la Beretta senza quelle ghiere indica “negligenza” e “mancanza di correttezza del comportamento”. Tali espressioni, però, sembrano esagerate visto che quei pezzi di metallo non sono indispensabili al corretto funzionamento dell’arma.

Succede spesso che le ghiere vadano perse, ma al momento della riconsegna dell’arma, la Beretta deve essere completa di ogni sua parte. Comprese le quattro ghiere andate perdute in quella dell’agente Turolla. Quei pezzi, essendo posizionati all’interno del calcio, non sono visibili. Tanto che è Turolla stesso ad ammettere: “Non sapevo neppure che esistessero”.

Per quella che ritiene una vera e propria ingiustizia, una macchia indelebile sulla sua carriera, come si legge su IlFatto.it, l’agente Turolla ha deciso di ricorrere al Tar.

Come spiega lo stesso agente, non si tratta solo di “orgoglio”. “Negli ultimi anni si è assistito a un aumento dei suicidi tra le guardie, in tutta Italia”, spiega Turolla. “È già un mestiere difficile, se ci mettiamo il carico di vertici sordi a distinguere tra il necessario rigore e l’eccesso di inflessibilità, allora non vado in pensione tranquillo per chi resta a svolgere un servizio alla comunità. Per questo sono disposto ad andare al Tar e perfino al ricorso al Capo dello Stato. Tutto quanto è nelle mie facoltà lo userò”, dice deciso l’agente, disposto a tutto pur di cancellare quella macchia ingiusta dalla carriera.

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