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A tavola in una corte del Rinascimento

Un libro presentato all'Expo di Milano racconta la storia culinaria della famiglia Sforza nella contea toscana di Santa Fiora

Di Stefano Mentana
Pubblicato il 6 Giu. 2015 alle 15:27
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Immagine di copertina

L’Expo 2015 di Milano, dedicata al cibo e all’alimentazione, è un’occasione per viaggiare alla scoperta di cibi non solo in giro per il mondo, ma anche indietro nel tempo.

Proprio per questa ragione è stato presentato lo scorso 3 giugno presso l’esposizione universale il libro A tavola con gli Sforza di Santa Fiora, scritto da Carla Benocci, che ripercorre attraverso la storia della famiglia Sforza, che per secoli ha governato la contea toscana di Santa Fiora, situata sul Monte Amiata, la storia della cucina di corte tra il Quattrocento e il Settecento.

Il lavoro, realizzato soprattutto consultando opere d’arte e documenti d’archivio che rivelano cosa veniva servito a casa Sforza e perché, mostra come sulle tavole di Santa Fiora vi sia sempre stata una grande attenzione al cibo.

Già Papa Pio II, nel Quattrocento, ospite a Santa Fiora, aveva lodato la bontà delle trote allevate nel paese e di come il conte Guido Sforza  fosse attento a un’alimentazione basata sulla salute e al tempo stesso sui piaceri della tavola.

Ancora oggi la Peschiera, il luogo dove venivano allevate le trote nonché il luogo simbolico della sorgente del fiume Fiora è una delle principali attrazioni offerte da Santa Fiora.

Una grande attenzione da parte degli Sforza è rivolta anche verso la frutta e la verdura: nel loro palazzo santafiorese era infatti presente un giardino segreto, adibito alla coltivazione di frutta e di verdura, e proprio queste sono presenti, come elementi simbolici, nel ciclo di terracotte quattrocentesche realizzato da Andrea Della Robbia nella Pieve delle Sante Flora e Lucilla, a Santa Fiora e raffigurante immagini della vita di Gesù.

Fa molto riflettere come proprio nel Quattrocento, quando gli Sforza mostrarono questa particolare attenzione a un’alimentazione sana, basata sulle verdure e con una limitata presenza di carne – il cui eccessivo consumo, all’epoca, esponeva al rischio della gotta – l’umanista Marsilio Ficino suggeriva nel trattato De Vita una dieta sana, simile a quella degli Sforza di Santa Fiora, per chi svolge attività politiche e di studio.

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