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Home » Esteri

Il Pakistan ha accusato l’uomo che ha strangolato la sorella di crimini contro lo stato

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L’uomo, che ha ucciso la sorella star dei social media, non prova rimpianti ma ora il suo accusatore è lo stato e di conseguenza il suo reato non potrà essere perdonato

Waseem Baloch, il pakistano che lo scorso 15 luglio aveva strangolato la sorella Qandeel, star di Facebook, perchè disonorava la famiglia, è ora accusato di crimini contro lo stato.

Come spiega l’avvocato Sahar Bandial, solitamente “per la legge islamica, l’assassinio è un atto che può essere perdonato”: nel caso in cui gli eredi legali della vittima, in questo caso gli stessi genitori di Quandeel e Waseem, concedano il perdono all’omicida, l’accusa viene accantonata. Quando però, come accade ora, lo stato diventa l’accusatore, secondo una disposizione della sezione 311 del codice penale pachistano, lo scenario cambia. Nelle parole di Bandial, “i crimini contro lo stato sono imperdonabili. Gli eredi legali non possono perdonare l’autore del crimine o ricevere un compenso in soldi”.

Qandeel, che aveva quasi 750,000 seguaci su Facebook, attirava controversie per le foto ed i video che postava sul web, sfacciati e di sfondo politico. I loro contenuti, spesso semplici smorfie o commenti su celebrità e capelli, erano considerati eccessivamente provocanti in Pakistan, paese dove la disparità tra i sessi è ancora grandissima. Qandeel ironizzava su questo tipo di restrizioni, come dimostra un suo video su Youtube dal nome “divieto”. Si definiva una “femminista dei tempi moderni” ed aspirava a diventare un’ispirazione per le donne “trattate male ed oppresse dalla società”. 

Per Waseem, vedere i post della sorella condivisi dai suoi amici era già “troppo”. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato, a detta dello stesso assassino, un selfie postato da Qandeel su Instagram con il mufti Abdul Qavi, un anziano membro del clero: “ho pianificato questo omicidio dopo lo scandalo con il mufti e stavo aspettando il momento giusto”, ha dichiarato. 

Qavi è sotto indagine per l’assassinio di Qandeel Baloch, nonostante lui neghi il suo coinvolgimento nel caso. Secondo la madre di Qandeel e Waseem, il figlio sarebbe stato istigato ad uccidere la sorella dal mufti. 

Waseem non rimpiange le sue azioni, ma ritiene di aver ripulito il nome della sua famiglia, macchiato dalla sorella e di essersi per questo guadagnato il suo posto “in paradiso”. Secondo il killer, “le donne nascono per stare a casa e seguire le tradizioni. Mia sorella non lo ha mai fatto”. Per questo motivo, “l’ho prima drogata, poi uccisa” e si definisce “fiero di ciò che ho fatto”. 

Gli omicidi legati a questioni d’onore sono numerosissimi in Pakistan: dall’inizio del 2016, 212 donne sono state uccise in episodi simili, secondo la Commissione indipendente dei diritti umani del Pakistan. Nawaz Sharif, il primo ministro, si è impegnato per combattere il problema, ma viene oggi criticato per non aver compiuto alcuna mossa concreta.

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