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Home » Esteri

Il direttore di una banca del seme olandese usava il suo sperma per la fecondazione in vitro

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27 donne hanno accusato Jan Karbaat di aver usato campioni del suo sperma per l'inseminazione artificiale. L'uomo è deceduto nel mese di aprile a 89 anni

Jan Karbaat, un uomo di 89 anni, non potrà più difendersi dalle accuse mosse contro di lui da decine di donne che affermano di essere state fecondate con campioni del suo sperma. Karbaat era il responsabile di una clinica a Bijdorp, nei pressi di Rotterdam nei Paesi Bassi, e gestiva anche una banca del seme alla quale le donne che desideravano ricorrere alla fecondazione in vitro si rivolgevano. 

Tuttavia, almeno 27 pazienti che sono ricorse nel tempo a questa pratica presso la clinica gestita da Karbaat, una volta portata a termine la gravidanza e aver dato alla luce i propri figli, hanno iniziato a notare caratteristiche fisiche molti simili a quelle del responsabile della banca del seme a cui si erano rivolte. Ad esempio, il colore degli occhi non corrispondeva a quello dei donatori ufficiali scelti.

Jan Karbaat ha gestito una delle maggiori banche spermatiche del paese negli anni Ottanta e Novanta, definendosi alla stregua di “un pioniere nel campo della fecondazione”.

Karbaat è morto nel mese di aprile alla veneranda età di 89 anni, e non potrà più essere citato in tribunale. Ma le donne non hanno archiviato la vicenda e hanno costituito una sorta di class action rivolgendosi a un avvocato, Tim Bueters, e chiedendo un esame del DNA. 

Il legale delle donne ha dichiarato ai media olandesi che le sue clienti si “sentivano come se fossero state violentate da quell’uomo ed è pertanto un loro diritto sapere da dove provengano i loro figli”. Una fonte vicina alla famiglia Karbaat ha respinto ogni accusa, sottolineando come non esistesse alcuna prova che confermasse tali affermazioni e chiedendo il rispetto della privacy della famiglia. 

Tuttavia, secondo alcune fonti che hanno mantenuto l’anonimato, Karbaat aveva ammesso in tempi passati di aver avuto circa 60 bambini nati presso la sua clinica, che ha chiuso nel 2009 per una serie di irregolarità riscontrate. L’uomo aveva inoltre espresso alcune volontà, in particolare quella di non effettuare alcun test del Dna post-mortem. 

Secondo i media olandesi, le autorità hanno avuto accesso ad alcuni effetti personali dell’uomo, come il suo spazzolino da denti, al fine di effettuare il test del Dna. Il tribunale incaricato di passare al vaglio i documenti e le testimonianze raccolte a carico di Kerbaat pronuncerà il suo verdetto il prossimo 2 giugno. 

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