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Home » Esteri

L’Arabia Saudita condanna a morte 15 persone per spionaggio

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Secondo le autorità saudite, gli accusati, tutti sciiti, hanno trasmesso all'Iran informazioni sensibili. I condannati potranno ricorrere in appello

Le autorità giudiziarie saudite hanno condannato a morte 15 persone, colpevoli di spionaggio per conto dell’Iran, principale rivale dell’Arabia Saudita nella regione mediorientale.

La Corte penale speciale di Riad ha comminato pene detentive dai sei mesi ai 25 anni ad altri 15 sospettati, assolvendone due.

Si tratta di 30 cittadini sauditi di confessione sciita, un cittadino iraniano e un cittadino afghano, arrestati nel 2013.

Molti di loro provengono da al-Ahsa, una regione dove risiede la gran parte della comunità sciita del paese.

I sospettati, ex impiegati dei ministeri della Difesa e dell’Interno, sono accusati di aver trasmesso informazioni sensibili in materia militare e di sicurezza all’Iran. Avrebbero messo a repentaglio gli interessi economici sauditi, minacciando la coesione sociale e incitando la lotta di stampo settario.

Sono inoltre incriminati di aver supportato le proteste nella regione a maggioranza sciita di Qatif, nell’est del paese; di aver reclutato altre persone per lo spionaggio; di aver inoltrato rapporti criptati all’intelligence iraniana via email; e di aver commesso alto tradimento nei confronti del re.

Le condanne possono essere appellate e le sentenze di morte devono essere ratificate dal sovrano.

La tensione tra l’Arabia Saudita, cuore del mondo sunnita, e la repubblica islamica dell’Iran, centro del mondo sciita, è alta, ma è la prima volta che, in tempi recenti, cittadini sauditi sono accusati di spionaggio.

A gennaio le autorità arabe hanno giustiziato un importante religioso sciita, accusato di essere coinvolto nell’omicidio di alcuni agenti di polizia. L’esecuzione aveva causato proteste, portano i manifestanti a fare irruzione nell’ambasciata saudita a Teheran. Riad a quel punto aveva interrotto le relazioni diplomatiche.

L’Arabia Saudita ha accusato l’Iran – che nega qualsiasi coinvolgimento – di essere dietro gli episodi di tensione tra gli sciiti di Qaitf, senza mai essere stata in grado di provare questo legame.

Dal canto loro, gli sciiti sostengono di subire discriminazioni nell’ambito scolastico, lavorativo e della libertà di culto. 

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