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“The Covid Dilemma”, come sarebbe stata la campagna di Regione Lombardia fatta da Taffo: la parodia

Riccardo Pirrone, diventato famoso come "il social media manager" dell'impresa funebre, ha realizzato una parodia molto critica dei manifesti. Lo stesso ha fatto Rifondazione Comunista, per rilanciare la richiesta di commissariamento della sanità. Posizioni lecite, ma almeno su questo aspetto non si può dire che Regione Lombardia sia fuori strada. E nemmeno i creativi che hanno eseguito la commessa, scegliendo uno stile "shock", ma adeguato al livello di emergenza

Di Lorenzo Zacchetti
Pubblicato il 30 Ott. 2020 alle 14:32
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Immagine di copertina

Qual è l’obiettivo di una campagna di comunicazione? Far discutere, ovviamente. Nulla è peggio, nella pubblicità, che passare inosservati. Anche le critiche (e persino le parodie) possono risultare utili ad amplificare il messaggio. È quello che sta succedendo in questi giorni con “The Covid Dilemma”, la campagna di comunicazione che Regione Lombardia ha recentemente lanciato allo scopo di sollecitare un comportamento più responsabile da parte dei cittadini. E proprio su questo ci sono state obiezioni, come vedremo.

A realizzare la campagna è stata la nota agenzia Connexia, con l’obiettivo, come si legge sul sito della Regione, di “ricordare a tutti che il virus si batte insieme, rispettando alcune semplici regole. In un gioco di contrapposizioni tra alternative insostenibili, attraverso una serie di domande retoriche e senza tanti giri di parole, Regione Lombardia pone i suoi cittadini di fronte a un ‘finto dilemma’: seguire le regole anti-contagio, oppure pregiudicare la salute di tutta la comunità? I protagonisti sono quindi tutti i cittadini lombardi alle prese con ‘i Covid Dilemma’, ovvero una sintesi dei vari dubbi e resistenze nell’adottare quotidianamente comportamenti corretti e adeguati al contenimento del virus”.

LA CAMPAGNA “THE COVID DILEMMA” DI REGIONE LOMBARDIA

Come sempre accade in queste circostanze, a qualcuno l’iniziativa è piaciuta, ad altri no. Tra i critici, spicca senza dubbio Riccardo Pirrone, che tutti conoscono “il social manager di Taffo”. Le sue geniali trovate, come il volantinaggio delle promozioni al raduno dei negazionisti, hanno dato una notorietà davvero fuori dal comune sia al brand delle esequie funebri che al suo brillante comunicatore. Pirrone, che è il CEO dell’agenzia KiRweb, ha rivelato di essere stato contattato per un consiglio su questa campagna di Regione Lombardia, per la quale poi sono state scelte opzioni alternative: “Avevo proposto questa idea. Un’ammissione di responsabilità proprio da parte della Regione per allertare tutti i cittadini”. Siccome le immagini sono molto più efficaci delle parole, Pirrone pubblica anche i manifesti come li avrebbe voluti lui, ovvero con slogan decisamente particolari quali: “Restate a casa, perché non siamo in grado di gestire la situazione” e “Evitate i mezzi pubblici, perché non siamo riusciti a potenziare i trasporti”.

Pur apprezzando davvero molto lo stile “disruptive” che ha fatto la fortuna di Taffo, non è difficile capire come mai Regione Lombardia abbia scelto una campagna meno fuori dagli schemi, anche se comunque di impatto, dal tono di voce decisamente più forte rispetto alle consuete campagne istituzionali – come richiesto dalla gravità della situazione – e nel complesso apprezzabile, cosa che peraltro riconosce lo stesso Pirrone: “Sono invece usciti in comunicazione con una campagna shock (anche carina) ma che non riflette il mood e il sentiment dell’opinione pubblica. Infatti sono inondati di critiche. Il problema non sono tanto i commenti negativi, quanto la comunicazione inefficace”.

LA CAMPAGNA NELLA VERSIONE DI RICCARDO PIRRONE

Anche sotto il post di Pirrone, per la verità, le reazioni non sono tutte positive, ma che ci siano reazioni contrastanti di fronte a messaggi di questo genere fa parte del gioco. Resta però un dubbio: quella del comunicatore di Taffo è una mera provocazione fine a se’ stessa o una vera e propria tecnica di comunicazione? “Oggi tutte le aziende, ma anche le istituzioni, dovrebbero analizzare bene il contesto in cui operano ed essere trasparenti e consapevoli sia dei propri pregi, che dei difetti”, spiega Pirrone. “Solo così si riesce a stimolare empatia e un dialogo costruttivo con la propria community, che ti considererà coraggioso, onesto e collaborativo. Propongo alla Regione Lombardia di usare questa campagna. Attilio Fontana, stai tranquillo, è a costo zero”.

Un’altra parodia della campagna di comunicazione della Lombardia è stata realizzata anche da Rifondazione Comunista, per rilanciare la sua richiesta di commissariamento della sanità lombarda. In ognuno dei manifesti realizzati appare infatti un “dilemma” molto retorico e la risposta al quesito è sempre la stessa: “La scelta è una sola: commissariare la sanità lombarda”.

LA CAMPAGNA NELLA VERSIONE DI RIFONDAZIONE COMUNISTA

Ovviamente le posizioni politiche sono tutte quante lecite e chi scrive, peraltro, ha anche appoggiato la richiesta del commissariamento. Ma un conto è la Regione e altro è l’apporto tecnico di chi ne ha realizzato la campagna. Volendo esaminarla da un punto di vista obiettivo, ovvero da professionista a professionista, l’interlocutore d’obbligo è Massimiliano Trisolino, Managing Partner Strategy & Creativity di Connexia:

Qual è stato il brief iniziale da parte di Regione Lombardia e come mai avete deciso di svilupparlo in questo modo?
“Nel brief ci veniva chiesto di realizzare una campagna che sensibilizzasse i cittadini e favorisse una presa di coscienza del ruolo che tutti noi singolarmente abbiamo nel contenimento del contagio, utilizzando un tono di voce innovativo, consapevoli che una campagna didascalica sarebbe risultata meno efficace. Responsabilizzare significa dare la libertà di agire, ricordando che ogni scelta porta con sé delle conseguenze e che la responsabilità delle nostre azioni produce degli effetti sull’intera comunità dei cittadini. L’ispirazione è nata dal documentario The Social Dilemma: ci sono dubbi etici che riguardano tutti noi, di fronte ai quali siamo chiamati a prendere delle decisioni”.

C’è chi ha osservato che questo tipo di comunicazione potrebbe suonare come una colpevolizzazione del singolo, più che come un’assunzione di responsabilità: voi cosa ne pensate?
“La campagna si pone agli antipodi della colpevolizzazione: chi rispetta le regole si trova in linea con i messaggi. L’obiettivo è quello di stimolare la consapevolezza in chi, invece, le regole non le rispetta”.

Che effetto vi hanno fatto le parodie della campagna che circolano in Rete: vi danno fastidio o, paradossalmente, servono per aumentare ancora di più la visibilità del vostro messaggio?
“Quando una campagna ottiene molta visibilità è normale che attiri l’attenzione anche di chi, quella visibilità, la vuole utilizzare a proprio favore anche in modi, a volte, spiacevoli o scorretti. L’obiettivo primario della campagna resta quello di porre più persone possibili di fronte ai «dilemmi» corretti, in modo da favorire una presa di coscienza”.

Siano benvenuti tutti i punti di vista, quindi, ma la speranza di fondo è che continuare a parlarne serva davvero a stimolare comportamenti più prudenti, così da contribuire a placare l’escalation dei contagi. La Lombardia ne ha un drammatico bisogno.

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