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Erasmus al Sud? La proposta delle Sardine rompe gli schemi della politica milanese

L'idea presentata al Ministro Provenzano fa discutere i giovani impegnati sullo scenario della politica milanese. Tra favorevoli e contrari, spunta più di una sorpresa

Di Lorenzo Zacchetti
Pubblicato il 15 Feb. 2020 alle 14:03 Aggiornato il 15 Feb. 2020 alle 14:19
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Immagine di copertina
Le Sardine con il ministro Provenzano Credits: Facebook 6mila Sardine

Che le suggestioni delle Sardine trovino più simpatia a sinistra che a destra non è certo una sorpresa. Il ruolo svolto da Mattia Santori e dagli altri attivisti nell’esito delle elezioni emiliane è stato infatti riconosciuto da tutti, a partire da Nicola Zingaretti.

Tuttavia, sia i sostenitori che i detrattori delle Sardine hanno espresso dei dubbi sulla loro reale capacità di entrare nel merito delle proposte concrete. Tra il facile atto della protesta e l’individuazione di soluzioni per i problemi del Paese c’è di mezzo il mare turbolento della politica. E solcarlo non è certo da tutti.

Infatti, dopo qualche ospitata televisiva dall’esito interlocutorio, ha fatto molto discutere la prima vera proposta concreta della Sardine, ovvero quell’idea di “Erasmus al Sud”, consegnata al Ministro Provenzano nel corso del loro incontro istituzionale. Le reazioni sono state molteplici e generalmente critiche, forse in maniera persino un po’ ingenerosa per chi in fondo non ha ancora reclamato per se’ null’altro che un ruolo di stimolo alla classe politica.

E la politica cosa ne pensa? Lo abbiamo chiesto ai giovani, i più direttamente coinvolti nel tema, che a Milano si impegnano dentro e fuori le istituzioni.

I pareri sul tema sono molto variegati e non sempre in linea con quelli del partito di appartenenza.

Forza Italia, ad esempio, ha rivendicato la paternità dell’idea, a suo tempo, proposta da Maria Grazia Bernini: “Che le proposte di alcuni esponenti di Forza Italia vengano prese in considerazione da altri attori politici non mi sconcerta. Anzi: se il tema è sentito come quello dei giovani dl Sud, tutti i partiti dovrebbero collaborare”, dice Andrea Curcio, vicecoordinatore della sezione giovanile del partito. L’idea in se’ non dispiace, quindi, anche se poi Curcio riserva una stoccata alle Sardine: “Se pensano di accaparrarsi i consensi al Sud, non diamo loro false speranze. Calabria, Sicilia e Campania non sono l’Emilia Romagna: lì ci sono urgenze davvero serie e progetti come l’Erasmus vanno benissimo, ma è necessario un grande piano per il lavoro per i giovani disoccupati provenienti da famiglie disagiate”.

Il collega forzista Anthony Mammino, Consigliere del Municipio 2, invece boccia seccamente l’idea: “E’ fuori luogo e offensiva nei confronti delle Università storiche che abbiamo nel Sud Italia. Il tema del rilancio del Meridione necessita di un approccio più serio e concreto, che parli di infrastrutture, lotta alla mafia, al clientelismo e agli sprechi”. A suo modo di vedere, la proposta-Bernini era più funzionale per affrontare il tema della mobilità, che in effetti “è importante, così come gli scambi interculturali tra studenti e Università”. Ma per Mammino “i giovani hanno bisogno di proposte concrete, non di suggestioni evanescenti”.

Fortemente critico è anche un esponente del PD come Davide Skenderi, impegnato con Caterina Cerroni nella campagna congressuale nazionale dei Giovani Democratici: “E’ una proposta un po’ fuori luogo e che non risolve il problema. Ne’ lo centra. Oggi il tema è il riparto delle risorse e la drammatica situazione scolastica in alcuni territori del Sud, ovviamente con delle eccezioni. Per cui l’Erasmus è tutto a senso unico ed è un grosso sacrificio umano ed economico per le famiglie. Quindi mi chiedo: che cosa dovrebbe spingere una persona a fare il contrario? Perché uno studente di una Università nei primi posti del ranking europeo dovrebbe andare a studiare in una sconosciuta e poco apprezzata, magari in città che non sono molto attrattive e non offrono grandi prospettive anche in termini di qualità della vita? La verità è che bisogna tornare a investire nel Sud e nell’Università in modo massiccio: con un Paese spaccato a metà, queste proposte lasciano il tempo che trovano”.

Addirittura tranchant è il “niet” di Lorenzo Pacini, segretario lombardo dei Giovani Democratici: “Non ne capisco l’utilità, perché l’Erasmus è una cosa che viene fatta dall’elite dell’elite”. Altrettanto netto è Francesco Giani Pennati della Lega, che la considera “una proposta fatta giusto per far parlare di se’, che non serve per aiutare a rilanciare il Sud. All’Università servono misure concrete, non slogan”. Per Isabella Stoppa (PD) è anche una questione di contenuti: “Pensando al mio percorso di studi, di tipo umanistico, non credo che un Erasmus al Sud sarebbe stato molto utile. Può darsi che nelle materie scientifiche ci siano percorsi specifici che vale la pena di seguire in atenei particolari, non so. Sul piano socio-culturale, invece, non ne vedo l’utilità”.

La più dura nei confronti della proposta delle Sardine è però Anita Likmeta, non iscritta ad alcun partito eppure attenta osservatrice della società in quanto nota giornalista, blogger, documentarista e digital strategist: “E’ roba da ragazzi alla pari: dite alle Sardine che esiste pure il lavoro vero. Un po’ di dignità nel pensiero. Poi per carità, viviamo nell’era del pensiero svuotato e privato dal meccanismo del logos, ma qui è davvero troppo. Ci vuole grande talento persino per raccontare le favole. Studiate”.

Chi prova a tendere una mano nei confronti della proposta delle Sardine è Angelo Turco (PD), il più giovane dei consiglieri comunali: “Forse chiamarlo ‘Erasmus’ è stato un errore comunicativo, proprio perché purtroppo l’Erasmus è ancora appannaggio di una piccola percentuale di giovani studenti. Però l’idea in sé potrebbe essere sviluppata in modo serio. Premesso che per molti giovani del Meridione andare a studiare e lavorare al Nord è un obbligo e non una scelta, creare delle forme di collaborazione o dei patti civici tra le città può essere un modo per attivare nuove reti sociali. Per me ‘scoprire il Sud’ è stato molto formativo”.

Gaia Romani, coordinatrice delle Donne Democratiche di Milano, è addirittura entusiasta dell’idea: “A me è piaciuta molto, perché essendo nata in una città internazionale come Milano, andare all’estero era spesso economico tanto quanto visitare l’Italia e il tempo impiegato anche era molto poco. In questi ultimi anni, che ho cominciato a girare molto di più l’Italia e il Sud, mi rendo conto di quanto mi fossi persa e di quanto avessi da imparare e da capire. Entrambe le esperienze, se si è aperti al cambiamento come motore di crescita personale, possono far progredire la persona. Manca la possibilità di imparare un’altra lingua, ma – a parte questo – perché no?”.

Il tema linguistico è un problema superabile per Margherita Scalfi, che fa parte dei GD milanesi: “Non c’è bisogno di cambiare lingua e cultura per vivere un esperienza che apra al mondo. Uno scambio anche tra Nord e Sud può rafforzare il senso di appartenenza al nostro Paese”. Totalmente d’accordo con la proposta è anche Michele Bisaccia, del direttivo di Sinistra X Milano: pur precisando di non volerne fare una questione politica pro o contro le Sardine, dice: “Aggiungerei anche la possibilità di fare un Erasmus intra-regionale. Penso ad un abitante di Mazara del Vallo che possa studiare a Palermo, a uno che dalla Sapienza voglia andare alla Federico II, o dalle Langhe alla Biennale di Venezia. Io l’avrei fatto, eccome! In Bocconi avevo la media troppo bassa e non sono mai riuscito a partire in Erasmus, ma un programma interregionale darebbe solamente più possibilità a tutti”. Per nulla dissimile il parere di Andrea Afrune (Forza Italia): “Sarebbe davvero molto bello che un ragazzo nato nelle valli lombarde potesse andare al Sud per studiare i beni culturali dei quali quei territori sono molto ricchi e magari anche per specializzarsi nel turismo. Il problema è che mi pare che non ci sia un’offerta del genere, bisognerebbe prima costruirla. Quindi considero quella delle Sardine una provocazione simpatica e utile, che deve farci riflettere sul divario tra Nord e Sud”.

Secondo Anita Pirovano, capogruppo di Milano Progressista a Palazzo Marino, “la proposta coglie un punto vero: per superare le divisioni e gli egoismi e ritessere coesione sociale è necessario conoscere le differenze e le fratture che esistono tra Nord e Sud e ancor più quelle tra centro e periferie. Ovviamente non bastano i viaggi di studio e – probabilmente – neanche sono necessari, ma è fondamentale aprire gli occhi su disuguaglianze geografiche, demografiche e sociali, a partire dalle nuove generazioni”.

Uno sguardo particolare sul mondo giovanile è quello dello spezzino Brando Benifei. Eletto nel Collegio Nord-Ovest, il più giovane eurodeputato tra i Socialisti e Democratici ora ne è anche il Capogruppo: “Non sono sicuro di aver capito del tutto la proposta” – ammette – “Certamente penso sia fondamentale capire come unire il nostro Paese con maggiori opportunità di scambio giovanile, a partire anche dal volontariato. Nella scorsa legislatura europea è stato approvato un programma come il Corpo Europeo di Solidarietà che sostiene progetti di impegno comune tra giovani di Paesi diversi, ma anche di regioni diverse nello stesso Paese”.

Per provare a chiarire i dubbi rimasti irrisolti, abbiamo allora interpellato Debora Del Muro, che da militante del PD è stata tra le prime animatrici della sezione milanese delle Sardine: “Il concetto si basa su almeno tre principi: uguali possibilità per i ragazzi del Sud e del Nord; unione del Paese e arricchimento culturale attraverso lo scambio. Forse i ragazzi del Nord faticano a capirlo, perché al contrario dei loro coetanei del Sud non sono costretti a trasferirsi per necessità. Ma se lo facessero scoprirebbero città ricche di cultura come ad esempio Lecce, Palermo e Napoli. Io sicuramente un Erasmus al Sud lo avrei fatto: spero che di questo progetto se ne parli di più e meglio… e soprattutto sia davvero applicato per dare questa chance agli studenti del futuro”.

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