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Come Tinder ha smascherato il razzismo negli Stati Uniti, senza volerlo

I dati emersi da diversi siti di incontri online mostrano come la componente etnica costituisca ancora un fattore importante nella scelta di un partner desiderabile da parte degli utenti statunitensi

Di Andrea Lanzetta
Pubblicato il 13 Set. 2017 alle 19:53 Aggiornato il 12 Set. 2019 alle 19:43
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Immagine di copertina
Il film di animazione della Disney del 1995, Pocahontas racconta la storia di una principessa indigena che salva la vita del colono inglese John Smith per poi innamorarsene. Credit: Walt Disney Pictures

Per molti esseri umani, applicazioni di incontri come Tinder hanno rivoluzionato il metodo di scelta di un partner. Ma qual è il criterio con cui le persone selezionano i possibili partner? I dati di Tinder e di un’altro sito di incontri statunitense, OKCupid, mostrano che il razzismo gioca ancora un ruolo chiave in questo tipo di scelte.

Emerge così che, tra gli utenti statunitensi, i profili delle donne e degli uomini afroamericani sono i meni desiderati dagli utenti dell’altro sesso, con alcune eccezioni.

Come funzionano queste app?

Il successo di questo nuovo metodo di incontro risiede innanzitutto nella semplicità di poter scorrere un elenco di foto con alcune scarne informazioni riguardo la persona in questione e decidere con un semplice movimento del pollice se quello considerato è un profilo gradito o meno.

La facilità e la rapidità con cui Tinder incoraggia gli utenti a fare una scelta rende queste decisioni piuttosto istintive. Di fronte alla richiesta se una certa persona ritratta in foto è desiderabile o meno, l’utente non deve far altro che muovere il pollice a destra per rispondere di sì oppure a sinistra per dare una risposta negativa.

OKCupid, un sito-web di incontri nato nel 2004, sei anni di prima di Tinder, ha deciso di adottare lo stesso metodo usato da quest’applicazione. Il suo fondatore poi Christian Rudder ha deciso di pubblicare nel 2014 i dati raccolti dal proprio sito una volta applicato il metodo di Tinder.

Nel suo libro Datacylsm, Rudder espone una serie di dati riguardo le abitudini, le convinzioni politiche, le modalità di interazione e perfino i gusti e i pregiudizi degli utenti.

Cosa dicono i dati?

I risultati analizzati da Rudder, emersi da OKCupid, ma speculari a quelli di Tinder, mostrano come le utenti femminili, escluse quelle di origine afro-americana, siano più propense a dare un giudizio positivo su profili appartenenti a utenti maschi di origine caucasica.

Gli utenti maschi invece, con la sola esclusione di quelli di origine asiatica, mostrano una preferenza per i profili femminili appartenenti a donne di origine asiatica.

In particolare, le donne di origine asiatica, quelle di origine centro o sudamericana e quelle di origine caucasica, mostrano una preferenza maggiore per i maschi caucasici. Mentre le donne afroamericane mostrano una preferenza maggiore per i maschi afroamericani.

Invece, per quanto riguarda gli uomini, quelli di origine centro o sudamericana, insieme agli afroamericani e a quelli di origine caucasica mostrano una maggiore preferenza per le donne di origine asiatica. Mentre gli uomini di origine asiatica mostrano una predilezione per le donne di origine sudamericana.

Analizzando invece le risposte negative, emerge come le donne afroamericane siano quelle meno desiderate dagli utenti maschi, mentre gli uomini neri sono quelli meno desiderati dalle donne di origine centro o sudamericana, da quelle di origine asiatica e da quelle di origine caucasica.

L’unica eccezione riguarda le donne afroamericane, le cui scelte non ricadono quasi mai su utenti maschi di origine caucasica. Questi dati, emersi da uno studio parziale, rivolto soltanto a un servizio di incontro online, sono però riscontrabili anche nella realtà.

Ad esempio, per quanto riguarda le donne afroamericane, l’incarnazione moderna della bellezza femminile, rappresentata da una donna dalla pelle chiara, i capelli biondi e gli occhi chiari, crea problemi di autostima.

Nel 2016, la giornalista Anni Ferguson denunciò sul quotidiano britannico The Guardian che le donne britanniche di origine africana avevano statisticamente una maggiore possibilità di vedersi diagnosticare disturbi psicologici, più del doppio rispetto alle loro concittadine di origine caucasica.

“Il fatto che le donne nere affrontino ogni giorno una lotta contro la propria e la altrui percezione può spesso indurle a considerare questa situazione come normale e a sottomettersi a essa”, scrisse Ferguson. “Come donna nera sei spaventosa, inadeguata, brutta o iper-sessualizzata e devi solo accettarlo”.

Questo atteggiamento passivo, criticato dalla giornalista del Guardian è in realtà il frutto di un condizionamento sociale e delle discriminazioni storiche e delle condizioni socioeconomiche vissute dalle minoranze nel corso dei secoli.

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