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La strage di Hiroshima, 75 anni fa

Il 6 agosto del 1945 gli Stati Uniti sganciarono la prima bomba atomica sulla città giapponese di Hiroshima. Morirono 140mila persone, di cui la maggior parte civili

Di TPI
Pubblicato il 6 Ago. 2016 alle 11:14 Aggiornato il 6 Ago. 2020 alle 07:48
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Keiko Ogura aveva appena compiuto otto anni quando l’esercito americano sganciò la prima bomba atomica sulla città giapponese di Hiroshima. Alle ore 08.10 del 6 agosto 1945 Keiko si trovava per strada, di fronte a casa sua. L’esplosione la scagliò a terra, facendole perdere conoscenza.

“Quando mi risvegliai, pensai fosse notte. Non riuscivo a vedere nulla, e non si sentiva alcun suono intorno a me”, ha raccontato Keiko alla BbcNelle ore successive, i superstiti iniziarono a fuggire dalla città e a cercare rifugio nelle colline circostanti, dove abitava Keiko. “La loro pelle si staccava e penzolava dai loro corpi. Quando vidi i primi sopravvissuti pensai fossero vestiti di stracci, ma era la loro pelle. Avevano tutti i capelli bruciati. L’odore era terribile”, ha raccontato.

Settantuno anni fa l’esercito statunitense bombardò Hiroshima. Tre giorni dopo, il 9 agosto 1945, una seconda bomba atomica fu sganciata su Nagasaki. Nel corso degli anni successivi ai bombardamenti, gli Stati Uniti hanno a lungo giustificato l’attacco sostenendo che grazie all’annientamento del Giappone si pose fine alla seconda guerra mondiale. Oggi nel mondo esistono ancora 15mila testate nucleari, la maggior parte di proprietà russa e statunitense. 

Secondo alcune stime, dopo il bombardamento di Hiroshima, soltanto nel primo giorno morirono immediatamente 70mila persone: di queste, otto su dieci erano civili. Al momento dell’esplosione, la temperatura nella città era pari a 60 milioni di gradi. Decine di migliaia di persone morirono nei giorni, mesi e anni successivi, a causa delle radiazioni sprigionate dalla bomba.

Molti hibakusha – nome giapponese che indica i superstiti – non hanno mai voluto confessare di essere sopravvissuti all’esplosione della bomba, per paura delle discriminazioni e dello stigma che colpivano chi era stato esposto alle radiazioni“Avevo bruciature e deformazioni così evidenti che non potevo mantenere il segreto”, racconta alla Bbc Shizuko Abe, 18enne all’epoca dell’esplosione. “I miei figli hanno subito discriminazioni. Vengono chiamati i bambini dell’A-bomb“. 

Si stima che le due bombe atomiche sganciate su Hiroshima e Nagasaki provocarono tra le 140mila e le 200mila vittime. Oltre 6.000 bambini rimasero orfani. Al momento ci sono circa 180mila superstiti, molti dei quali continuano a soffrire per le ferite fisiche e psicologiche riportate 75 anni fa.

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