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Virus H7N9, contagio da uomo a uomo

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In Cina si è verificato il primo caso di contagio tra persone del virus dell'influenza aviaria

Il virus dell’influenza aviaria H7N9 si è trasmesso da uomo a uomo. Lo conferma il British Medical Journal. A marzo di quest’anno una donna cinese di 32 anni è stata colpita dal virus dopo che si era presa cura del padre 60enne, ammalatosi una settimana dopo aver visitato un mercato di pollame.

Entrambi sono morti per sindrome da disfunzione multi-organo. I test medici hanno evidenziato che il virus contratto dai due pazienti proviene da due ceppi quasi identici.

Prima di questo caso, non era mai stato registrato nessun episodio di trasmissione diretta tra esseri umani. Dall’inizio dell’anno fino al 30 giugno nella Cina orientale sono stati rilevati 133 casi di persone che hanno contratto il virus. Di questi. 43 sono morti, ma tutti si sono ammalati dopo aver avuto contatto diretto con pollame.

Gli esperti ad ogni modo tranquillizzano, un solo caso non basta per dire con certezza che il virus ha la capacità di diffondersi anche tra le persone. Dalla London School of Hygiene and Tropical Medicine, il dottor James Rudge afferma che la trasmissione dell’H7N9 da uomo a uomo non deve sorprendere. poiché in precedenza anche altri virus di influenza aviaria si erano diffusi tra gli esseri umani. Questo primo caso deve essere comunque un richiamo alla necessità di correre ai ripari.

Da un ricerca medica pubblicata il 28 maggio di quest’anno su The Lancet è emerso che il virus è già diventato resistente ai farmaci. Allo Shanghai Public Health Center, dal 4 al 20 aprile i medici hanno osservato 14 pazienti affetti dal virus. Hanno analizzato la carica virale in gola, nel sangue, nelle feci e nell’urina e hanno sequenziato il RNA virale per studiare le mutazioni.

Tutti i pazienti hanno sviluppato polmonite e infezioni alle vie respiratorie, sette di loro hanno avuto bisogno di ventilazione artificiale e tre hanno necessitato di ossigenazione extracorporea a membrana. Due di questi alla fine sono morti. Finito lo studio, i ricercatori hanno dichiarato che “l’emergere di resistenza antivirale al virus deve essere attentamente monitorata per considerare un piano preparatorio in caso di pandemia”.

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