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“You are fired”: tutti gli uomini licenziati da Trump sotto la sua amministrazione

Sono 25 gli uomini dell'amministrazione Trump che tra licenziamenti e dimissioni hanno interrotto la loro collaborazione con la Casa Bianca. Ecco chi sono

Di Laura Melissari
Pubblicato il 23 Mar. 2018 alle 00:10 Aggiornato il 12 Set. 2019 alle 00:19
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Immagine di copertina

Rex Tillerson è solo l’ultimo dei collaboratori di Donald Trump che dall’inizio della sua presidenza sono stati licenziati o si sono dimessi.

L’ormai ex segretario di stato è stato rimpiazzato da Mike Pompeo, che fino a oggi, 13 marzo 2018, aveva ricoperto l’incarico di direttore della Cia.

Sono tanti i funzionari di alto profilo che dal 20 gennaio 2017, giorno in cui Trump si è insediato alla Casa Bianca, si sono dimessi o sono stati estromessi dal presidente.

Ecco chi sono:

Rex Tillerson, segretario di stato

I rapporti tra Trump e Tillerson non erano buoni da diversi mesi e diverse fonti all’interno del dipartimento di Stato Usa vociferavano circa la possibilità che il segretario di Stato venisse rimosso.

In tal senso, Secondo Steeve Goldstein, alto funzionario del Dipartimento di Stato, ha detto che “Rex Tillerson non ha parlato con Donald Trump prima del suo licenziamento e ignora le ragioni per cui è stato licenziato”.

Lo scontro tra Trump e Tillerson riguardava soprattutto la politica estera.

John McEntee, l’assistente personale di Trump

L’assistente personale del presidente Trump, è stato licenziato il 12 marzo per un problema di sicurezza non specificato

Gary Cohn, direttore del Consiglio economico nazionale

Il 7 marzo 2017 la Casa Bianca ha comunicato che il principale consigliere economico di Trump Gary Cohn ha rassegnato le sue dimissioni. Si ritiene che Cohn, un sostenitore del libero commercio, abbia voluto in questo modo prendere le distanze dalla politica di introduzione di dazi su acciaio e alluminio.

Cohn, 57 anni, ex banchiere di Goldman Sachs, ha aiutato il governo di Washington in merito alla riforma fiscale voluta dal presidente degli Stati Uniti. In una nota diffusa dalla Casa Bianca, Cohn ha dichiarato che è stato “un onore servire il mio paese”.

Josh Raffel, vice direttore della comunicazione della Casa Bianca

Raffel lavorava a stretto contatto con Jared Kushner e Ivanka Trump.

Hope Hicks, direttore delle comunicazioni della Casa Bianca

Hicks, uno degli aiutanti più stretti e più longevi di Trump, si è dimesso a febbraio dopo alcune settimane turbolente. Il suo annuncio è arrivato il giorno dopo la sua testimonianza di fronte alla Commissione Intelligence sul Russiagate

Rachel Brand, procuratore generale associato

La funzionaria numero tre del Dipartimento di Giustizia, ha rassegnato le dimissioni dopo nove mesi di lavoro. Le sue dimissioni arrivano in seguito ai continui attacchi di Trump al dipartimento di Giustizia e alle forze dell’ordine.

Rob Porter, segretario del personale della Casa Bianca

Rob Porter, segretario del personale della Casa Bianca e membro della cerchia ristretta intorno al presidente, si è dimesso dopo accuse di violenza domestica.

Brenda Fitzgerald, direttore del Centers for Disease Control and Prevention

Fitzgerald si è dimessa per le accuse di conflitto di interessi. Fitzgerald aveva acquistato azioni in una compagnia di tabacco un mese prima di assumere il suo lavoro.

Andrew McCabe, vicedirettore dell’FBI

McCabe ha lasciato il suo ruolo all’FBI alla fine di gennaio 2018, dopo essere diventato il bersaglio dell’amministrazione Trump e dei repubblicani del Congresso e accusato di un comportamento anti-Trump.

Rick Dearborn, vice capo dello staff della Casa Bianca

Dearborn si è dimesso per un lavoro nel settore privato.

Omarosa Manigault-Newman, direttore delle comunicazioni per l’ufficio di collegamento pubblico della Casa Bianca

Manigault-Newman ha rassegnato le dimissioni (anche se i primi resoconti suggerivano che fosse stata licenziata) per “perseguire altre opportunità”, tra cui il reality show Celebrity Big Brother della CBS.

Dina Powell, vice consigliere per la sicurezza nazionale

Una dei cosiddetti “adulti nella stanza”, Powell aveva lavorato a stretto contatto con la Casa Bianca in particolare per quello che riguardava la politica del Medio Oriente

Tom Price, segretario della salute e dei servizi umani

Price si è dimesso a causa dei crescenti scandali, compreso il suo uso del denaro dei contribuenti per i voli charter e i suoi investimenti in titoli di assistenza sanitaria, che hanno sollevato accuse di conflitti di interesse

Sebastian Gorka, vice assistente del presidente sulla sicurezza nazionale e il terrorismo

Gorka sostiene di essersi dimesso, la Casa Bianca dice che è stato licenziato. Il controverso consigliere, legato a gruppi di estrema destra ungheresi, da agosto non lavora più nell’amministrazione Trump.

Steve Bannon, capo stratega della Casa Bianca

I consigliere e ideologo di Trump è stato licenziato nel mese di agosto 2017. I rapporti tra i due si erano incrinati da tempo. Bannon, 63 anni, era presidente esecutivo di Breitbart, un sito d’informazione di estrema destra, ed è stato a capo della campagna elettorale di Trump.

Una volta eletto, il presidente Trump lo aveva scelto per il ruolo di chief strategist, capo stratega. Con le sue rivelazioni aveva contribuito al libro del giornalista Michael Wolff “Fire and Fury: inside the Trump White House” che tra le altre cose parla dei rapporti di Bannon con i russi durante la campagna elettorale.

Carl Icahn, consigliere speciale del presidente in materia di regolamentazione

Icahn non è più consigliere di Trump da agosto, anche se ha affermato di non aver mai avuto un ruolo formale con l’amministrazione. L’amico miliardario di Trump è stato accusato di conflitto di interesse.

Sean Spicer, segretario stampa della Casa Bianca

Il segretario stampa che nell’ultimo periodo era emarginato e isolato, si è dimesso a luglio dopo che Anthony Scaramucci è stato nominato direttore della comunicazione della Casa Bianca.

Anthony Scaramucci, direttore delle comunicazioni della Casa Bianca

In quello che potrebbe essere il record per il mandato più breve, Scaramucci è stato licenziato dopo soli 10 giorni dall’inizio del suo lavoro alla Casa Bianca.

Era stato al centro di una forte polemica in seguito a una sua telefonata inviperita con un giornalista del New Yorker, poi resa pubblica grazie a un articolo sul prestigioso settimanale statunitense, durante la quale l’ex capo capo della comunicazione si lamentava (e insultava) del comportamento di molti funzionari di primo piano della Casa bianca, compreso Priebus.

Scaramucci, un fervido sostenitore di Trump, ha perso il suo posto dopo appena dieci giorni di lavoro e, secondo un’indiscrezione del New York Times che ha diffuso la notizia, sarebbe stato proprio il nuovo capo dello staff John F. Kelly a chiederne la rimozione.

Reince Priebus, capo dello staff della Casa Bianca

Priebus ha detto che si è dimesso, anche se sembra che sia stato spodestato dopo che Trump ha annunciato il suo successore, John Kelly, su Twitter. Il licenziamento di Priebus non era stato una sorpresa dal momento che nelle ultime settimane i rapporti con Trump erano sull’orlo del collasso.

Walter Shaub, direttore dell’Office of Government Ethics

Shaub, nominato durante il secondo mandato del presidente Barack Obama, si è dimesso a luglio. Aveva criticato aspramente l’amministrazione Trump per le questioni di etica.

James Comey, direttore dell’FBI

Trump ha ufficialmente licenziato Comey a causa della sua gestione dell’indagine via email di Hillary Clinton, ma in seguito ha ammesso che era arrabbiato con l’indagine russa. Le conseguenze del licenziamento di Comey hanno accelerato la nomina del consigliere speciale Robert Mueller.

Michael Dubke, direttore delle comunicazioni della Casa Bianca

Il primo, ma sicuramente non l’ultimo, direttore delle comunicazioni a dimettersi. È durato circa tre mesi.

Katie Walsh, vice capo dello staff della Casa Bianca

Walsh, un’alleata di Priebus, ha lasciato l’amministrazione per lavorare  a un gruppo pro-Trump. È stata ampiamente citata nel libro “Fire and Fury: inside the Trump White House”.

K.T. McFarland, vice consigliere per la sicurezza nazionale

McFarland fu costretta ad abbandonare l’incarico di consigliere per la sicurezza nazionale. È stata nominata ambasciatrice a Singapore, ma ha ritirato la sua nomina a febbraio.

Michael Flynn, consigliere per la sicurezza nazionale

Flynn si dimise nel febbraio 2017 a causa di una crescente pressione dopo aver mentito all’FBI riguardo i suoi contatti con i russi durante la campagna elettorale. Michael Flynn, generale in pensione, era stato travolto dalle critiche dopo che è emerso che aveva discusso con l’ambasciatore russo a Washington delle sanzioni a Mosca, e precisamente della possibilità di rivederle, prima ancora dell’insediamento del nuovo inquilino della Casa Bianca, quindi da privato cittadino e commettendo un illecito, senza poi riferirne integralmente all’amministrazione.

Preet Bharara, procuratore degli Stati Uniti per il distretto meridionale di New York

Il procuratore generale Jeff Sessions aveva chiesto le dimissioni di tutti i 46 avvocati statunitensi nominati da Obama – una pratica consueta quando un nuovo presidente entra in carica. Ma il caso di Bharara si è distinto perché Trump gli aveva chiesto di rimanere durante la transizione. Bharara ha rifiutato di dimettersi e Trump lo ha licenziato.

Generale Herbert Raymond McMaster, consigliere della National Security Agency (Nsa)

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha licenziato il Generale Herbert Raymond McMaster come consigliere della National Security Agency (Nsa), l’agenzia governativa USA per la sicurezza nazionale.

Al suo posto, Trump ha nominato consigliere John Bolton, un uomo legato all’era dell’ex presidente George W. Bush ed ex ambasciatore presso le Nazioni Unite.

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