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Trump: “Se vinco io, le donne saranno felici, sane, sicure di sé e libere e non penseranno più all’aborto”

Immagine di copertina
Credit: AGF

Donald Trump è convinto che, in caso di una sua vittoria alle elezioni presidenziali previste negli Stati Uniti il prossimo 5 novembre, “le donne saranno felici, sane, sicure di sé e libere e non penseranno più all’aborto”.

“Le donne sono più povere di quattro anni fa, sono meno sane di quattro anni fa, sono meno sicure per strada di quattro anni fa, sono più depresse e infelici di quattro anni fa e sono meno ottimiste e fiduciose nel futuro di quattro anni fa!”, ha scritto l’ex presidente repubblicano sul suo profilo social Truth, promettendo che in caso di ritorno alla Casa bianca “sistemerà tutto questo”.

“Le donne saranno felici, sane, sicure di sé e libere!”, ha aggiunto Trump. “Non penserete più all’aborto, perché ora è dove doveva sempre essere, con gli Stati e il voto del popolo – e con potenti eccezioni, come quelle su cui Ronald Reagan ha insistito, per stupro, incesto e (per tutelare, ndr) la vita della madre – ma non permetterò l’aborto tardivo richiesto dai democratici al settimo, ottavo o nono mese, o persino l’esecuzione di un bambino dopo la nascita”.

“Proteggerò le donne a un livello mai visto prima. Finalmente saranno sane, speranzose, sicure e protette. Le loro vite saranno felici, belle e di nuovo grandi!”. Lo stesso concetto è stato ripetuto dall’ex presidente statunitense in un comizio in North Carolina.

Nonostante si sia attribuito il merito dell’abolizione della storica sentenza Roe v. Wade del 1973, che riconosceva il diritto all’interruzione di gravidanza per tutte le donne statunitensi, cancellata dalla Corte Suprema di Washington nel giugno del 2022, l’ex inquilino della Casa bianca si è mostrato più moderato sulla questione dell’aborto rispetto a molti esponenti del suo partito e in particolare al suo candidato vice, JD Vance.

Definitosi “il presidente più pro-life della storia americana”, lo scorso aprile Trump si è rifiutato di appoggiare un divieto dell’interruzione di gravidanza a livello nazionale, affermando che la materia deve essere regolata dai singoli stati e sostenendo le eccezioni previste per i casi di stupro e incesto. Dopo l’abolizione della sentenza Roe v. Wade, 14 stati hanno interrotto ogni servizio relativo all’aborto e tre hanno vietato l’interruzione di gravidanza dopo la sesta settimana.

Tuttavia, nel primo dibattito contro la sua avversaria democratica, la vicepresidente Kamala Harris, il magnate newyorkese non ha chiarito se avrebbe posto il veto a un bando nazionale all’aborto. Quando la moderatrice Linsey Davis glielo ha posto direttamente questa domanda, Trump ha risposto: “Non dovrò farlo perché non accadrà”. Quando Davis ha ricordato all’ex presidente che il senatore JD Vance aveva promesso che The Donald avrebbe posto il veto a un divieto dell’interruzione di gravidanza a livello nazionale, il magnate ha replicato, imbarazzato: “Non ne ho parlato con JD, a dire il vero”.

Un sondaggio condotto a settembre dal New York Times e dal Siena College ha rilevato che il 54 per cento dei potenziali elettori ritiene Harris più capace in materia di diritti all’aborto rispetto al 41 per cento che preferisce Trump. La vicepresidente statunitense sembra anche essere più popolare tra le donne in confronto all’ex inquilino della Casa bianca. Secondo un sondaggio condotto da YouGov per The Economist tra il 15 e il 17 settembre scorso, il 50 per cento delle elettrici intende votare per Harris a novembre contro il 42 per cento che si è detta disposta a scegliere Trump.

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