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L’accordo tra Unione europea e Turchia sulla crisi dei migranti

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La bozza prevede che per ogni migrante siriano che dalle isole greche verrà ricondotto in Turchia, l’Ue accetti un rifugiato con visto di protezione umanitaria

I leader dell’Unione europea e la Turchia hanno annunciato di aver trovato un’intesa sul piano per risolvere la crisi dei migranti durante il summit che si è tenuto a Bruxelles il 7 marzo. La decisione finale verrà presa al vertice del 17 e 18 marzo. 

Il piano prevede: 

– per ogni migrante siriano che dalla rotta balcanica o dalle isole greche verrà ricondotto in Turchia, l’Ue accetti un rifugiato per un visto di protezione umanitaria

– le navi della Nato e di Frontex si occuperanno di recuperare i migranti in mare e di riportarli sulla costa turca

– l’accelerazione dei negoziati per l’adesione della Turchia all’Unione europea

– la possibilità per i cittadini turchi di viaggiare in Europa senza visto dal 1 giugno 2016

– il pagamento di altri 3 miliardi di euro (oltre ai 3 miliardi già stanziati) per un totale di 6 miliardi di euro

Il primo ministro Ahmet Davutoglu ha detto che la scelta della Turchia è stata molto coraggiosa, sostenendo che il suo paese è indispensabile per l’Europa e l’Europa è indispensabile per la Turchia. “Sarà una nuova era nei rapporti tra Turchia e Unione europea”, ha detto. 

La cancelliera tedesco Angela Merkel ha detto che le proposte potrebbero essere un importante passo in avanti, se realizzate, sottolineando che “l’immigrazione irregolare” doveva essere trasformata in “migrazione regolare”.

Anche il presidente francese Francois Hollande si è detto fiducioso dei progressi raggiunti. 

Secondo il premier britannico David Cameron i leader europei hanno gettato “le basi per una svolta”. Tuttavia prima del vertice, aveva ribadito che il Regno Unito non avrebbe comunque partecipato ad alcun programma di reinsediamento, dicendo di avere una clausola di opt-out che esenta il paese. 

I leader europei hanno però espresso preoccupazione e un po’ di imbarazzo sulla loro cooperazione con la Turchia, in un momento in cui il governo di Ankara ha messo in atto una violenta repressione della libertà di stampa. 

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