L’Iran attacca una base Usa in Giordania e tre petroliere a Hormuz
Dopo l’incontro di ieri Netanyahu-Trump alla Casa Bianca, l’Iran ha bersagliato una base Usa in Giordania e colpito 3 petroliere nello Stretto di Hormuz.
A confermare gli attacchi alla base è stato il Comando centrale militare Usa (Centcom) secondo cui “alle 17:45” di Washington di martedì (23:45 in Italia), “le forze del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica hanno lanciato diversi missili balistici dall’Iran, nel tentativo di sferrare un attacco a sorpresa contro le forze statunitensi di stanza in Medio Oriente”. Tutti i missili iraniani, ha affermato il Centcom in un post su X, “sono stati intercettati con successo. Le forze statunitensi mantengono alta la vigilanza e un elevato stato di prontezza operativa”. Nessuna indicazione specifica, invece, sulla base.
Successivamente il Corpo delle Guardie rivoluzionarie islamiche (Irgc) ha annunciato di aver colpito tre petroliere che tentavano di attraversare lo Stretto di Hormuz, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa iraniana Tasnim. “Alcune ore fa tre petroliere, che avevano ignorato i nostri avvertimenti e continuato a seguire una rotta pericolosa e illegale, sono state colpite e costrette a fermarsi”, hanno dichiarato le forze navali dell’Irgc citate dalla Tasnim.
I raid Usa-Arabia Saudita in Iraq invece hanno ucciso almeno 20 membri di un’alleanza di ex paramilitari che comprende gruppi filo-iraniani, secondo quanto affermato dall’alleanza stessa. Le Forze di Mobilitazione Popolare (Pmf), una coalizione di ex gruppi e fazioni paramilitari ora integrate nelle forze armate irachene, hanno dichiarato che almeno 20 combattenti “sono stati martirizzati e altri 32 feriti, secondo un bilancio preliminare” a seguito dei raid Usa-Arabia Saudita contro le sue basi in sette province.
Nel frattempo il petrolio è in netto rialzo. Il Wti avanza del 3,55 per cento a quota 82,07 dollari al barile mentre il Brent guadagna il 3,59 per cento a 87,11 dollari.