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Home » Esteri

Conflitti, fame e shock climatici mettono a rischio la vita di milioni di rifugiati: riparte la campagna “Torniamo a Sentire” dell’UNHCR

Immagine di copertina
© UNHCR/Reason Moses Runyanga

In Paesi come Repubblica Democratica del Congo e Burundi, milioni di rifugiati e sfollati sono stretti nella morsa della violenza e degli shock climatici. Migliaia di persone non hanno sufficiente accesso a cibo e acqua né ai servizi essenziali per la sopravvivenza. I drastici tagli agli aiuti umanitari da parte di alcuni governi e ora anche gli effetti a catena della crisi in Medio Oriente, stanno gravemente condizionando la capacità di risposta di UNHCR, Agenzia ONU per i Rifugiati, lasciando migliaia di persone senza assistenza e protezione. Con la campagna “Torniamo a sentire”, UNHCR lancia un appello per risvegliare le coscienze e rompere l’indifferenza di fronte a un dramma che continua a consumarsi lontano dai riflettori

Da una parte c’è la Repubblica Democratica del Congo, una delle più gravi emergenze umanitarie al mondo, dove decenni di conflitti armati, epidemie ricorrenti e fenomeni climatici estremi hanno costretto milioni di persone ad abbandonare le proprie case. Nel Paese oggi si contano oltre 5,6 milioni di persone sfollate e più di 1,2 milioni hanno cercato rifugio oltre i confini nazionali.  27,7 milioni di persone si trovano in condizioni di grave insicurezza alimentare e 4,5 milioni di bambini sotto i cinque anni soffrono di malnutrizione acuta, una condizione che colpisce anche 3,7 milioni di donne in gravidanza e in allattamento.

Dall’altra il Burundi, uno dei Paesi più poveri al mondo, che nonostante tutto accoglie con generosità 113 mila rifugiati in fuga dalle violenze nella RD Congo. In questi Paesi milioni di persone lottano ogni giorno per sopravvivere. Non solo alla violenza dei conflitti armati, ma anche alla fame, alla sete e al rischio costante di contrarre malattie. A tutto questo si aggiungono i tagli agli aiuti umanitari decisi da alcuni governi, che stanno lasciando senza sostegno chi non ha più nulla, e le ripercussioni della crisi in Medio Oriente e nello stretto di Hormuz, fra le quali l’aumento dei costi di carburante e le interruzioni delle rotte commerciali che stanno causando ritardi e riducendo la capacità di consegna dell’assistenza vitale in Paesi già colpiti da gravi crisi di sfollamento, tra cui Kenya, Sudan, Sud Sudan, Etiopia e Repubblica Democratica del Congo.

La RD Congo e il Burundi sono tra i Paesi al centro della campagna di UNHCR Italia “Torniamo a Sentire”. Giunta alla sua seconda edizione, l’iniziativa ha l’obiettivo di raccogliere con urgenza i fondi necessari a salvare vite umane anche in Sudan, Ciad, Etiopia, Sud Sudan, Uganda, Kenya e Bangladesh.

Anche in questa edizione, la campagna si avvale della partecipazione di Francesco Pannofino, testimonial di UNHCR da quasi quindici anni, che presta voce e volto allo spot di campagna, contribuendo ancora una volta in maniera significativa a veicolare messaggi di empatia e solidarietà nei confronti delle persone rifugiate. L’iniziativa gode inoltre del supporto dell’attrice  Laura Adriani, che a febbraio ha partecipato a una missione in Burundi insieme a UNHCR.

IN BURUNDI LA SITUAZIONE è INSOSTENIBILE, TRA SITI SOVRAFFOLLATI E RISCHIO COLERA

Il Burundi ha dovuto gestire l’arrivo di migliaia di persone all’inizio del 2025 in fuga dalle violenze dalla RD Congo. Al momento, le persone rifugiate nel Paese sono 113 mila. La maggior parte dei rifugiati vive nei siti di Busuma e Musenyi e nei centri di transito, tra i quali quello di Cishemire.  Il centro di Busuma ospita quasi 67.000 persone a fronte di soli 14.000 alloggi disponibili. Il 60% sono bambini, molti non accompagnati o separati dalle famiglie. L’accesso all’acqua è critico: i serbatoi garantiscono appena 6,2 litri d’acqua a persona al giorno, meno della metà degli standard minimi d’emergenza (15 litri). La carenza di cibo è grave, le risorse sanitarie insufficienti: mancano ambulanze, medicinali, e il colera rappresenta una minaccia costante. Oltre a questo, resta altissima l’attenzione sul tema delle violenze, soprattutto contro donne e ragazze. Su un campione di 1.300 donne rifugiate intervistate da UNHCR, oltre 1.200 hanno dichiarato di aver subito almeno una violenza sessuale prima di arrivare in Burundi. Anche il sito di Musenyi, che ospita 22.000 rifugiati, la metà bambini, è in condizioni di sovraffollamento crescente, con scuole, cliniche e servizi igienico-sanitari inesistenti o al collasso. Il centro di transito di Cishemere, pensato per 800 persone, oggi ne accoglie oltre 8.000.

LA MISSIONE IN BURUNDI: L’ATTRICE LAURA ADRIANI A FIANCO DEI RIFUGIATI

L’attrice e testimonial di UNHCR, Laura Adriani, alla fine di febbraio ha partecipato a una missione in Burundi organizzata da UNHCR Italia. Adriani ha potuto toccare con mano la gravità della situazione umanitaria e constatare le condizioni critiche in cui versano i siti di Musenyi e Busuma e i centri di transito di Cishemere e Nyabitare. 

Insieme a Laura Adriani, la Direttrice della raccolta fondi di UNHCR Italia Laura Iucci, che ha così descritto la situazione: «Svolgo il lavoro di operatrice umanitaria da molti anni, ma raramente ho incontrato una situazione tanto grave come quella osservata in Burundi. Le risorse sono insufficienti: i siti che ho visitato versano in condizioni insostenibili, mancano cibo e acqua, i servizi essenziali sono estremamente limitati e il rischio di epidemie è alto. In un contesto globale segnato da crisi umanitarie sempre più numerose e da un’attenzione internazionale fortemente polarizzata, rinnoviamo il nostro impegno a restare al fianco di chi è costretto a fuggire ma abbiamo bisogno del sostegno di tutti e tutte”.

L’IMPATTO DEI TAGLI SULL’AIUTO UMANITARIO E DELLA CRISI IN MEDIO ORIENTE

I tagli agli aiuti umanitari decisi di alcuni governi continuano ad avere un impatto devastante sulla capacità di risposta di UNHCR. Ad esempio, l’appello di 301 milioni di dollari per la situazione nella RD Congo è attualmente finanziato al 19%, mentre le operazioni in Burundi al 14%.  A rendere questo quadro ancora più drammatico sono anche gli effetti a catena della crisi in Medio Oriente e nello stretto di Hormuz. I rincari del carburante e la scarsità di mezzi di trasporto stanno compromettendo la tempestività e l’efficacia della risposta umanitaria anche nella RD Congo, in Sudan e Sud Sudan, con un impatto diretto su milioni di rifugiati e sfollati. Per alcune spedizioni, i costi sono più che raddoppiati: il trasporto di materiali di soccorso dalle scorte di UNHCR a Dubai verso il Sudan e Ciad, passato da circa 927 mila dollari a 1,87 milioni di dollari. Sebbene l’UNHCR continui ad adattarsi attraverso deviazioni delle rotte, ridistribuzione delle scorte e logistica sostenuta dai donatori, un’interruzione prolungata potrebbe ridurre la portata e la rapidità con cui l’assistenza riesce a raggiungere le persone in bisogno, con gravi conseguenze per milioni di rifugiati e sfollati in tutto il mondo.

LA RISPOSTA DI UNHCR: NON POSSIAMO INTERROMPERE IL LAVORO DI SALVARE VITE

Nonostante risorse sempre più scarse e costi in aumento a causa della crisi in Medio Oriente, l’UNHCR continua a essere in prima linea sul campo per proteggere e assistere persone rifugiate e sfollate nella Repubblica Democratica del Congo e in Burundi. Al centro di questo impegno c’è soprattutto la protezione delle persone più vulnerabili. Nella RD Congo, l’UNHCR ha documentato migliaia di gravi violazioni dei diritti umani legate alle attività dei gruppi armati: bombardamenti, saccheggi, uccisioni e il reclutamento forzato di bambini. Solo negli ultimi mesi, oltre 1.300 sopravvissuti sono stati accompagnati verso servizi di assistenza e supporto adeguati.

Accanto a questo, l’accesso alle cure sanitarie resta una priorità. All’inizio dell’anno, sempre nella RD Congo, con il contributo dei partner sono state garantite più di 8.000 visite mediche e lanciata una vasta campagna di vaccinazione contro il morbillo, che ha raggiunto 260.000 bambini nel Nord Kivu. Nel Sud Kivu è stato consegnato un nuovo edificio scolastico di sei aule a Bukavu, che aiuterà a ridurre il sovraffollamento e a offrire migliori condizioni di apprendimento sia ai bambini sfollati sia a quelli delle comunità ospitanti. In Burundi, nel sito di Busuma, sono stati rafforzati i servizi essenziali: oggi la fornitura di acqua supera i 170.000 litri al giorno e, nei primi mesi dell’anno, oltre 26.000 persone hanno ricevuto un alloggio di emergenza.

Tutti possono donare e sostenere la campagna “Torniamo a Sentire” attraverso:

  • pagina sito DONA ORA
  • Paypal
  • QR CODE
  • Bonifico bancario intestato a UNHCR — IBAN: IT84R0100503231000000211000 — Causale: Torniamo a sentire
  • Bollettino postale sul conto corrente postale intestato a UNHCR — n. 298000 — Causale: Torniamo a sentire
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