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Home » Esteri

Come Orban cerca di fermare i migranti

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La maggioranza di governo ungherese cerca di guadagnare consensi inasprendo le misure contro i migranti

Secondo il portavoce di MigsZol, una delle più importanti organizzazioni non governative per il diritto d’asilo ungherese, Mark Kékesi “In meno di una settimana, oltre il 90 per cento dei migranti lascia l’Ungheria, visto che ottiene un foglio di via per uscire dai campi profughi valido per 48 ore”.

La maggioranza dei migranti che arrivano in questo Paese non vuole rimanere nel territorio, ma soltanto transitare. Nonostante questo, il governo capeggiato da Viktor Orbán ha deciso di bloccarne ogni accesso.

Questo avviene perché il tema dell’immigrazione ha assunto, anche per merito del partito di estrema destra ungherese Jobbik, il cui leader Gábor Vona e il suo gruppo paramilitare sono spesso presenti al confine, una rilevanza nel dibattito interno senza precedenti. Le elezioni del 2014 hanno visto un’erosione del consenso del partito di centro-destra di Orbán a favore del Jobbik, che ha raggiunto oltre il 20 per cento dei consensi, mentre il centrosinistra ha continuato a logorarsi in una lotta intestina. 

Orbán ha inoltre intrapreso una battaglia per il controllo della libertà d’espressione e d’informazione che continua dal suo primo mandato. All’inizio del mese, avrebbe imposto un divieto alle televisioni nazionali di trasmettere le immagini di bambini migranti, secondo alcuni per evitare di aumentare l’empatia e la solidarietà nei loro confronti. Il governo sostiene di aver invece preso questa decisione per proteggere i diritti dei bambini. 

La recente proposta di legge per addebitare una tassa nei confronti di ogni richiesta di trasparenza verso l’amministrazione centrale, soggetta negli ultimi tempi a diversi scandali di corruzione, è solo un’altra di queste limitazioni, che hanno visto andare su tutte le furie le associazioni civiche tra cui la potente Atlatszo.

Accerchiato dagli attivisti, Orbán ha deciso di puntare su un tema sensibile per l’opinione pubblica ungherese e i suoi facili sentimenti nazionalisti e di mostrare che ha il potere di manovrare il destino di migliaia di persone. 

Il paradosso è che questo muro e questa politica isolazionista provengono da un Paese, l’Ungheria, che, fino a qualche decennio fa, fece della distruzione della cortina di ferro sovietica la sua bandiera di rinascita e libertà.

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