Icona app
Leggi TPI direttamente dalla nostra app: facile, veloce e senza pubblicità
Installa
Banner abbonamento
Cerca
Ultimo aggiornamento ore 15:46
Immagine autore
Gambino
Immagine autore
Telese
Immagine autore
Mentana
Immagine autore
Revelli
Immagine autore
Stille
Immagine autore
Urbinati
Immagine autore
Dimassi
Immagine autore
Cavalli
Immagine autore
Antonellis
Immagine autore
Serafini
Immagine autore
Bocca
Immagine autore
Sabelli Fioretti
Immagine autore
Guida Bardi
Home » Esteri

Una prigione per giornalisti

Immagine di copertina

La Turchia scende al 154esimo posto per la libertà di informazione nella classifica di Reporter senza Frontiere

La Turchia è scesa al 154esimo posto nella classifica mondiale per la libertà di stampa compilata dall’associazione Reporter senza frontiere. L’organizzazione ha dichiarato che la Turchia è attualmente la “più grande prigione al mondo per giornalisti.”

Il rapporto accusa la Turchia di non essere all’altezza delle sue aspirazioni di “modello regionale”, nonostante la variegata e vivace pluralità di media presenti nel Paese. Lo Stato turco è stato criticato per una “paranoia della sicurezza, che ha la tendenza a vedere ogni critica come un complotto ordito da una varietà di organizzazioni illegali”. La sindrome in corso si è intensificata durante lo scorso anno, segnato da una “crescente tensione sulla questione curda“, ha detto l’organizzazione.

Proprio martedì il principale leader dell’opposizione in Turchia aveva accusato il primo ministro Erdogan di intimidire i media locali e costringerli all’ auto-censura, dopo che decine di giornalisti sono stati licenziati per i loro servizi sulle proteste anti-governative.

L’Unione dei Giornalisti Turchi (Tgs) ha detto che almeno 72 reporter sono stati licenziati, costretti a prendere ferie o avevano rassegnato le dimissioni nelle ultime sei settimane dall’inizio dei disordini diffusi nelle città di tutto il Paese.

“Stiamo affrontando un nuovo periodo in cui i media sono controllati dal governo e dalla polizia. La maggior parte dei padroni dei media prendono ordini da autorità politiche” ha detto Kemal Kilicdaroglu, capo del partito di opposizione.

Erdogan aveva definito i manifestanti del mese scorso come una “marmaglia” manipolata da “terroristi”, e aveva accusato i media stranieri e locali di incitare ai disordini. Il suo governo sostiene che la maggior parte dei giornalisti arrestati sono detenuti per reati gravi, come l’appartenenza a un gruppo terroristico armato, e che non hanno nulla a che fare con il mondo del giornalismo.

I media principali, molti di proprietà di grandi gruppi legati al primo ministro, si sono autocensurati riguardo alle recenti proteste, riportando gli scontri solo dopo che lo stesso Erdogan ha commentato le insolite scene di caos e disordini. Per questo motivo molti turchi sono stati costretti a utilizzare i social media per seguire gli eventi.

Ti potrebbe interessare
Esteri / Così Trump ha trasformato il Venezuela in una colonia petrolifera degli Usa
Esteri / David Graham a TPI: "Trump ha ambizioni autoritarie. Si comporta da bullo. Ma dietro c’è un progetto preciso"
Esteri / Valute digitali, le strategie opposte di Usa e Cina
Ti potrebbe interessare
Esteri / Così Trump ha trasformato il Venezuela in una colonia petrolifera degli Usa
Esteri / David Graham a TPI: "Trump ha ambizioni autoritarie. Si comporta da bullo. Ma dietro c’è un progetto preciso"
Esteri / Valute digitali, le strategie opposte di Usa e Cina
Esteri / Si rompe il finestrino di un volo Ryanair: passeggero trattenuto per non essere risucchiato
Esteri / Usa: l’aeroporto di Palm Beach, in Florida, è stato ribattezzato in onore di Donald Trump
Esteri / Gli Usa confermano "l'impegno" a rispettare il memorandum con l'Iran: nessun attacco nella notte. Continuano i colloqui
Esteri / L’inquietante regalo di Erdogan ai leader Nato: una pistola con sei proiettili
Esteri / Israele svela agli Usa un “piano dell’Iran per uccidere Trump”
Ambiente / È uscito il nuovo numero di The Post Internazionale. Da oggi potete acquistare la copia digitale
Esteri / L’Autorità nazionale palestinese fissa le elezioni legislative il 28 novembre